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Tutti in piedi, appassionatamente

Come demolire la Cultura musicale nella "Settimana della Cultura"

Non sono in molti a saperlo, ma siamo in piena XI Settimana della Cultura, per cui in questi giorni è possibile visitare gratis i luoghi d’arte statali, partecipare a visite guidate e seguire manifestazioni legate all’evento, che si svolgono in tutte le città italiane.

A Napoli, ad esempio, qualche giorno fa è stato inaugurato il ponte in ghisa che collega il giardino pensile con l’Appartamento Storico del Palazzo Reale, ricostruito sotto la direzione dell’architetto Enrico Guglielmo, dopo che l’originale, progettato da Gaetano Genovese, venne distrutto in un bombardamento del 1943.

L’evento era concepito in modo tale che, prima dell’inaugurazione, ci fosse un concerto incentrato sulle musiche dei maestri operanti nella Cappella Reale di Napoli, eseguite dal prestigioso ensemble “Le Musiche da Camera”, fondato dal maestro Egidio Mastrominico.

Fin qui tutto abbastanza lineare, anche se rimaneva l’incognita della sede del concerto, che dopo breve ricerca risultava essere la sala XVII, quella attigua al ponte.

Una sala degli appartamenti reali, dove non era quindi possibile aggiungere sedie per cui, chi voleva ascoltare la musica, doveva farlo rigorosamente in piedi.

Nonostante questo, l’ensemble ha ricevuto l’autorizzazione a cominciare, da parte degli organizzatori, solo mezz’ora dopo l’orario programmato, e la decina di minuti che hanno preceduto l’apertura del concerto sono stati a dir poco tragicomici, con il gruppo musicale in piedi da una parte ed il pubblico in piedi dall’altra.
Non appena sono partite le note iniziali del primo brano, la Sinfonia di Mancini, si è subito compreso che la sala non aveva un’acustica scarsa, ma praticamente nulla.

Contemporaneamente sono sbucati dal nulla una serie di fotografi, fra i quali una vecchia conoscenza che, al posto dell’obiettivo ha una sorta di obice e scatta a una tale velocità che sembra imbracci una mitraglietta e non un apparecchio fotografico.

Inoltre la sala, tra le varie antichità esposte, aveva un orologio da tavolo perfettamente funzionante, che ogni 30 minuti batteva numerosi rintocchi.

Inutile anche contare quanti cellulari hanno squillato e quanta gente andava e veniva, poiché comunque si trattava di un posto di passaggio, e non tutti si fermavano per ascoltare la musica.

Faceva molto caldo, per cui è stato necessario aprire almeno un balcone, il che ha permesso l’entrata dei suoni cittadini, come le numerose ambulanze che passano da quelle parti e, data la vicinanza con il mare, più di una volta i musicisti hanno rischiato di accordare gli strumenti, utilizzando come nota di riferimento quella emessa dalle navi in partenza.

Ma forse il meglio è venuto da una signora anziana che, approfittando di un intervallo, fra un movimento e l’altro, della Sonata IX di Mascitti, dopo avere ringraziato ad alta voce gli strumentisti e la cantante per la loro bravura, ha cominciato ad inveire e a minacciare denunce contro gli organizzatori, che avevano costretto il pubblico a stare in piedi, invitando alla protesta anche gli altri spettatori, per buona parte costituiti, come accade sempre, da persone di una certa età.

L’arrivo di una sedia ha placato la signora e forse, a questo punto, qualche musicista attendeva la materializzazione di uno striscione con la scritta “Sei su scherzi a parte”.

Ciò non è avvenuto e, a tutto questo aggiungiamo soltanto, sempre durante il concerto, l’arrivo di un’addetta che ha iniziato a distribuire i programmi relativi agli eventi della “Settimana della Cultura”, distraendo ulteriormente il pubblico, al punto che il concerto era ormai diventato un optional.

Finiamo qui il resoconto, senza approfondire l’inaugurazione vera e propria, durante la quale l’artefice dell’opera, visibilmente orgoglioso della sua opera, si è sgolato per raccontare un po’ l’iter che aveva portato alla ricostruzione.

La pioggia sopravvenuta ha abbreviato di molto la cerimonia e consigliato il rientro al chiuso del Palazzo con un ripiegamento strategico verso il rinfresco, dove camerieri in abiti d’epoca hanno fronteggiato l’orda dei partecipanti, il cui numero era aumentato improvvisamente a dismisura.

Non abbiamo molto da aggiungere, se non sottolineare la professionalità, la pazienza e l’eroismo dei musicisti che formano l’Ensemble “Le Musiche da Camera”, il leader Egidio Mastrominico e Raffaele Tiseo (violini), Fernando Ciaramella (viola), Leonardo Massa (violoncello), Debora Capitanio (clavicembalo) e Rosa Montano (mezzosoprano).

Per dovere di cronaca, ricordiamo che le musiche eseguite erano di F. Mancini, A. Scarlatti, M. Mascitti, G. Latilla, G. Paisiello, N. Piccinni, E. Barbella, D. Cimarosa, ovvero nomi noti, poco noti o addirittura sconosciuti, per cui si trattava di un programma di altissimo livello, con brani che difficilmente si ascoltano.

In definitiva, quindi, l’ennesima occasione perduta per dare risalto alla cultura musicale che, inserita nell’ambito di una settimana dedicata alla cultura, suona come una beffa ancora maggiore.