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Un'ottima "Resurrezione" a Castel S. Elmo

L’ensemble “La Risonanza”, diretto da Fabio Bonizzoni, con l’apporto di un valido quintetto vocale, ha eseguito l’oratorio giovanile di Händel per la stagione dell’Associazione Scarlatti

Händel soggiornò in Italia fra il 1706 ed il 1710 e tale periodo gli fu molto utile per perfezionare la sua cultura musicale e contattare i principali protagonisti dell’epoca, come Alessandro Scarlatti e Corelli.

In particolare, dopo qualche mese trascorso a Firenze, presso Ferdinando de’ Medici, il compositore si recò a Roma, dove la sua fama crebbe velocemente, al punto che ben tre cardinali, Pietro Ottoboni, Benedetto Pamphilj e Carlo Colonna, si contesero i suoi servigi.

Fu il Pamphilj a prevalere, e gli commissionò l’oratorio Il Trionfo del Tempo e del Disinganno (1707), basato su testi scritti dallo stesso ecclesiastico.

Successivamente passò al servizio del principe Francesco Maria Ruspoli che gli chiese, fra le prime cose, di comporre un oratorio pasquale legato al tema della Resurrezione.

Va ricordato che a Roma, all’epoca, vigevano diversi divieti in campo artistico, per cui non solo la proposizione di opere risultava poco gradita e quindi abbastanza rara, ma vi era anche l’obbligo, nelle rappresentazioni permesse, di utilizzare, nei ruoli femminili, esclusivamente i castrati.

I generi in auge erano quindi le cantate da camera e gli oratori, questi ultimi di argomento religioso, che per il loro sfarzo si tramutavano quasi sempre in appuntamenti mondani.
Non si sottrasse a questo costume l’Oratorio per la Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo (questo il titolo completo del lavoro) di Händel, che si basava sui testi di Carlo Sigismondo Capece, poeta di corte della regina in esilio Maria Casimira di Polonia.

Basti pensare che, per la “prima”, allestita a palazzo Bonelli, sede dei Ruspoli, in occasione della Pasqua del 1708, furono reclutati circa cinquanta orchestrali, sotto la direzione di Corelli, venne preparata una sontuosa scenografia, si stamparono circa 1500 libretti e, addirittura, la composizione conobbe ben tre prove.

Un successo strepitoso, offuscato solo parzialmente dalle rimostranze del papa Clemente XI, al quale era giunta la notizia che, uno dei tre ruoli femminili, quello della Maddalena, era stato affidato ad una donna, la cantante Margherita Durastanti, poi sostituita da un castrato nella replica tenutasi il successivo Lunedì dell’Angelo.

Dal punto di vista strutturale, l’oratorio risulta diviso in due parti e presenta cinque personaggi, tre femminili (Angelo, Maria di Cleofe e Maria Maddalena) e due maschili (Lucifero e San Giovanni), con una vicenda che si snoda su due piani, quello soprannaturale, legato alla lotta fra l’Angelo ed il Demonio, e quello terreno, dove le due donne ed il discepolo vivevano l’incertezza seguita alla morte e sepoltura di Cristo, fiduciosi però nella sua Resurrezione.

Il tutto è racchiuso in venti arie, due duetti, tre recitativi accompagnati, ai quali si aggiungono due brani esclusivamente strumentali e due pezzi ai quali partecipano tutte e cinque la voci soliste, i primi posti in apertura, i secondi collocati in chiusura di ognuna delle due parti.

Per quanto riguarda i testi, sono tipici della poetica dell’Arcadia, il che rende l’oratorio molto vicino ad una rappresentazione teatrale, mentre le musiche, pur risentendo delle influenze italiane, assorbite in quegli anni dal compositore tedesco, prevedono spesso soluzioni nuove ed innovative.

All’oratorio haendeliano è stato dedicato il recente appuntamento della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, che ha visto salire sul palcoscenico dell’Auditorium di Castel S. Elmo, l’ensemble La Risonanza, diretto da Fabio Bonizzoni, ed un quintetto di solisti formati dai soprani Maria Grazia Schiavo (Angelo) e Gabriele Hierdeis (Maddalena), dal contralto Gabriella Martellacci (Maria di Cleofe), dal tenore Makoto Sakurada (S. Giovanni) e dal basso Sergio Foresti (Lucifero).

La compagine del maestro Bonizzoni, ha mostrato di essere costituita da un gruppo di ottimi strumentisti, equilibrato e ben affiatato, che ha evidenziato una buona intesa anche con tutti i cantanti.
Molto buona va considerata anche la prova dei cinque solisti, con la Schiavo e Foresti che si sono particolarmente distinti, dando una forte impronta ai rispettivi personaggi e sfruttando al massimo le possibilità fornite loro dalla partitura di Händel.

In conclusione una serata che introduce, nel migliore dei modi, ad una settimana che si preannuncia quanto mai ricca di appuntamenti musicali, fra i quali ricordiamo anche il concerto della Gustav Mahler Jugendorchester, diretta da Ingo Metzmacher, che giovedì 9 aprile eseguirà brani di Paul Hindemith, Gustav Mahler e Dmitrij Shostakovich, nell’ambito di un appuntamento congiunto fra Associazione Scarlatti e Teatro di San Carlo.