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Al Teatro Diana un recital dai due volti

Joanna Trzeciak fra uno Chopin troppo innovativo ed un rigoroso Szymanowski

Il penultimo appuntamento al Teatro Diana, con la rassegna “Diciassette & Trenta Classica”, ha avuto come protagonista la pianista polacca Joanna Trzeciak, impegnata in un programma rivolto alla musica di due suoi connazionali, Frédéric Chopin (1810-1849) e Karol Szymanowski (1882-1937).

La prima parte ha visto l’artista esguire 5 Polonaise di Chopin, la n. 1 in do diesis minore e la n. 2 in mi bemolle minore, op. 26 (1836), dedicate a Josef Dessauer, la n. 1 in la maggiore (forse la più famosa, nota anche con l’appellativo di “Militare”), e la n. 2 in do minore, entrambe appartenenti all’op. 40 (1838) e la Polacca in fa diesis minore, op. 44 (1841).

Il secondo tempo è stato invece interamente dedicato a Masques, op. 34, scritto da Szymanowski fra il 1915 ed il 1916 e diviso in tre movimenti, Sheherazade, Tantris il clown e Serenata di Don Juan, corrispondenti ad altrettanti personaggi della letteratura, la scaltra giovane persiana, il nobile Tristano e Don Giovanni, il seduttore per eccellenza, noti per celare la loro vera identità dietro una “maschera”.

Il tutto è immerso in una tessitura drammatica, ricca di contrasti e caratterizzata da un linguaggio piuttosto moderno, dove emergono di tanto in tanto frammenti melodici legati strettamente alla figura descritta (ad esempio spagnoleggianti nel movimento conclusivo)

Va ancora ricordato che, per ogni “maschera”, vi fu un dedicatario differente, nell’ordine Alexander (Sasha) Dubyansky (che fu anche il primo ad eseguire il brano a S. Pietroburgo nel 1916), Harry Neuhaus e Artur Rubinstein.

Venendo all’interpretazione, a nostro modo di vedere lo Chopin della Trzeciak si è spesso discostato da quello che siamo abituati ad ascoltare, il che potrebbe risultare anche una piacevole novità, ma la solista si è forse spinta troppo, se alcuni passaggi avevano un ritmo vicino al ragtime.

Completamente diverso il discorso relativo a Szymanowski, eseguito in modo molto rigoroso, evidenziando alcune delle peculiarità dello stile di un autore, che soffre ancora oggi di scarsa visibilità.

Non è quindi un caso che il pubblico abbia gradito maggiormente Chopin, familiarizzando poco con Szymanowski, compositore considerato “troppo moderno” (anche se Masques risale quasi ad un secolo fa).

Comunque il discorso ci porterebbe abbastanza lontani, per cui chiudiamo ricordando l’ultimo appuntamento di “Diciassette & Trenta Classica”, giovedì 14 maggio, con un pomeriggio dedicato alle giovani speranze, al quale parteciperanno il Quartetto Mitja, Alberto Mattia Cannavale (violoncello) e Bernardo Sannino (pianoforte).