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Brahms: Sonate op. 120; Trio op. 114

In un cd della Phoenix Classics il duo Tinelli-Mazzoccante, con l’apporto del violoncellista Giorgio Casati, dà lustro agli ultimi capolavori cameristici del compositore tedesco

Quando nel 1890 Johannes Brahms scrisse il Quintetto per pianoforte e archi in sol maggiore, op. 111, tenne a precisare all’editore che, nel brano in questione, aveva profuso tutte le sue residue energie, per cui lo considerava alla stregua di un testamento spirituale.

Non poteva immaginare, in quel momento, che non solo la sua vena artistica era ben lungi dall’essersi esaurita ma, di lì a poco, avrebbe dato alla luce altri capolavori cameristici.

Il merito di aver fornito nuova linfa al compositore si deve a Richard Mühlfeld, singolare figura di strumentista autodidatta, membro dell’Orchestra di Meiningen, che un bel giorno aveva abbandonato il gruppo dei violini per passare nella sezione dei fiati come clarinettista.

Brahms conosceva molto bene la compagine, che Hans von Bülow aveva portato a grandi risultati e, quando nel 1891 si recò a Meiningen per contattare il nuovo direttore Fritz Steinbach, rimase colpito dalle sonorità dello strumento e dall’interpretazione di Mühlfeld.

Decise quindi di iniziare una collaborazione che, nel giro di tre anni, si concretizzò nella creazione di alcuni capolavori aventi il clarinetto come protagonista.

Al suddetto repertorio appartengono le due Sonate op. 120 per clarinetto e pianoforte, ed il Trio in si minore op. 114, per clarinetto, violoncello e pianoforte, recentemente incisi dalla Phoenix Classics.
Le due Sonate, n. 1 in fa minore e n. 2 in mi bemolle maggiore, vennero composte a Bad Ischl, residenza estiva di Brahms, nel 1894.

Tipiche della produzione conclusiva del grande autore tedesco, esse contengono soluzioni musicali che indicano il raggiungimento di un equilibrio nella forma e di una grande maturità compositiva, più orientati verso la descrizione di stati d’animo che volti alla ricerca di un completo sfruttamento delle potenzialità dello strumento.

Sicché, nelle due composizioni, si susseguono movimenti sovente contrastanti, dove la rievocazione di un passato triste o struggente e la paura per le incognite del futuro, si alternano a momenti di serenità e di brio, questi ultimi affidati, come spesso accade nella produzione di Brahms, a temi presi a prestito dalla tradizione popolare.

Meno noto rispetto ai due pezzi precedenti (ed anche ad un altro capolavoro del periodo, il Quintetto in si minore per clarinetto, due violini, viola e violoncello, op. 115), il Trio in si minore, op. 114, con il quale si chiude il cd.

Approccio iniziale di Brahms allo strumento, fu anch’esso scritto a Bad Ischl, ma nel 1891, utilizzando un organico dove il clarinetto sostituiva il violino nella classica formazione cameristica.

Non si trattava di una novità assoluta, in quanto anche Beethoven aveva composto per un organico simile il suo Trio op. 11 (1797), ma nell’ambito della produzione giovanile, e quindi con spirito e maturità molto diversi.

Per quanto riguarda gli interpreti, il clarinettista Antonio Tinelli ed il pianista Giuliano Mazzoccante denotano un ottimo affiatamento e sonorità particolarmente nitide, evidenziando il caratteristico stile di Brahms e, nel contempo, la vasta gamma di sfumature insite nelle partiture delle due Sonate, dimostrandosi in tal modo traduttori puntuali e sensibili degli stati d’animo del compositore.

Ottimo risulta anche l’apporto del violoncellista Giorgio Casati che, nel Trio op. 114, si aggiunge a Tinelli e Mazzoccante, riuscendo ad entrare subito in sintonia con i due, e a tener loro testa con bravura e personalità, dando vita ad una esecuzione complessiva di grande spessore.

In conclusione un disco di elevatissimo livello, che pone sotto una luce particolarmente viva ed intensa gli ultimi capolavori della cameristica brahmsiana.