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Alessandra Celletti plays Galuppi

In un cd della Transparency la nota pianista esegue alcune sonate del compositore veneziano

Copertina cd Celletti plays GaluppiNato a Burano nel 1706 e, per questo, passato alla storia con l’appellativo di “Buranello”, Baldassarre Galuppi apprese le prime nozioni di musica dal padre, barbiere di professione e violinista dilettante.

A sedici anni si manteneva a Venezia suonando l’organo, ma il suo sogno era quello di sfondare in campo operistico.

Scrisse e allestì quindi, a Chioggia, “La fede nell’incostanza ossia Gli amici rivali”, opera buffa che si tradusse in un fiasco clamoroso.

Preso dallo sconforto, aveva quasi deciso di abbandonare il campo musicale e andare a lavorare con il padre, quando sulla sua strada trovò Benedetto Marcello.

Quest’ultimo, resosi conto del valore del ragazzo, lo raccomandò a Lotti, con il quale Galuppi studiò per tre anni composizione e clavicembalo, diventando un solista molto richiesto a Venezia.

Quando volle esordire ufficialmente come operista, fu ancora Benedetto Marcello a dargli una mano e a scrivergli il libretto di “Dorinda”, che conobbe la sua “prima” nel 1729 al teatro di Sant’Angelo, riscuotendo un discreto successo.

Da quel momento iniziò una carriera prestigiosa, che lo portò a ricoprire vari incarichi sempre più importanti, fino alla nomina a Primo Maestro di Cappella della Basilica di S. Marco nel 1762.

La sua fama si diffuse in tutta Europa e, anche se trascorse buona parte della sua vita a Venezia, Galuppi intraprese due importanti viaggi all’estero.

Il primo a Londra, nel 1741, dove assunse la carica di direttore musicale al New Theatre di Haymarket e allestì “Alessandro in Persia”, che ottenne riscontri molto favorevoli.

Il secondo, nel 1765, a S. Pietroburgo, rimanendovi per tre anni, chiamato da Caterina II di Russia in qualità di compositore di corte, maestro di cappella e clavicembalista.

Morì nel 1785, lasciando una vasta produzione operistica, numerosi pezzi sacri e molti brani cameristici, fra i quali spiccano le circa 50 sonate per cembalo.

Proprio quest’ultimo repertorio è alla base del recentissimo cd della casa statunitense Transparency, che ha affidato alla nota pianista Alessandra Celletti l’esecuzione di sei sonate del compositore veneziano.

Si tratta di un piccolo, ma rappresentativo campione dell’intera produzione, dal quale si evincono innanzitutto una luminosità e una vivacità, unite ad una costruzione, solo apparentemente semplice, che collocano questi pezzi fra i migliori prodotti della letteratura clavicembalistica del tempo.

Ma, al di là del valore delle sonate, va segnalata la grande interpretazione della Celletti che, utilizzando uno Steinway e non uno strumento d’epoca, grazie al suo tocco molto raffinato, riesce a ricreare particolari atmosfere, che avvolgono il cd dalla prima all’ultima nota.

In definitiva un’incisione dedicata ad un lato poco conosciuto della produzione di Galuppi, ma non per questo meno valido, che meriterebbe ulteriori approfondimenti, magari da parte di qualche etichetta italiana.