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Draghi: Oratorio di S. Agata

La MR Classics riporta alla luce uno dei capolavori del compositore riminese del Seicento

Nato a Rimini nel 1634, Antonio Draghi iniziò a dieci anni a cantare nel coro di voci bianche della Basilica di S. Antonio a Padova.

Una volta cresciuto, divenne un basso molto richiesto, che portò avanti la sua attività fra l’Accademia della Morte di Ferrara e vari teatri veneziani.

Nel 1658 venne chiamato a Vienna per collaborare alla neonata Cappella dell’imperatrice Eleonora Gonzaga, vedova di Ferdinando III come cantante e librettista di opere, le cui musiche erano affidate ai maestri di cappella che si succedevano alla corte imperiale.

Solo a partire dal 1666 Draghi cominciò a produrre lavori completamente suoi, per dedicarsi in seguito a musicare i testi di altri poeti.

Nel frattempo, grazie ad una fama indiscussa, intraprese una carriera prestigiosa, che lo vide maestro di cappella dell’imperatrice nel 1669, “intendente delle musiche teatrali” nel 1674 ed infine, nel 1682, “maestro di cappella cesarea” di Leopoldo I, incarico ricoperto fino al 1700, anno della sua morte.

Durante questo periodo scrisse più di duecento composizioni, per la maggior parte inedite, tuttora conservate nella Biblioteca Nazionale di Vienna.

Un immenso repertorio, dal quale è stato tratto anche l’ “Oratorio di S. Agata”, recentemente inciso dalla MR Classics prendendo come riferimento una registrazione live effettuata nella Chiesa di S. Giuliano a Catania.

La vicenda descritta nel lavoro, che riporta il processo ed il successivo martirio subiti da S. Agata, si inquadra in un più ampio filone legato alle narrazioni storiche, denominate “Passiones”.

Esse, a loro volta, originavano dalle “Quaestiones”, documenti ufficiali, letti e commentati per i fedeli nel giorno dedicato alla celebrazione di un santo o di un martire.

Per quanto riguarda l’oratorio, musicato su testi di padre Luigi Ficieni, è solo un esempio dell’abilità compositiva di Draghi che, alla corte imperiale viennese, insieme al librettista Nicolò Minato e allo scenografo Ludovico Burnacini, pose le basi per la diffusione e l’affermazione dell’opera italiana.

Un grande plauso va, quindi, al maestro Flavio Colusso, che ha curato il recupero della composizione, affidandola ad un organico di alto livello, formato dalla Cappella Musicale Theatina, dall’ Ensemble Seicentonovecento e da un gruppo di ottimi solisti, costituiti dai soprani Elena Cecchi Fedi, Cristiana Arcari e Donatella Casa (nei rispettivi ruoli di S. Agata, Afrodisia e angelo), dal contralto Jean Nirouët (Prefetto), dal basso Aurio Tomicich (S. Pietro) e da Silvia De Palma (voce recitante).

Chiudiamo ricordando che Catania, sede dell’allestimento, ha come patrona proprio S. Agata e quindi rappresenta un luogo particolarmente adatto per celebrare un grande autore del Seicento, tanto famoso in vita, quanto ignorato dopo la morte.