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Neapolis in Fabula

Giosi Cincotti propone un intrigante connubio fra canzone napoletana e jazz

Copertina cd Neapolis in FabulaLa canzone classica napoletana continua ad essere fonte di rinnovate attenzioni, dimostrando di possedere al suo interno infinite potenzialità, che attendono soltanto di essere messa in risalto.

Lo possiamo toccare con mano ascoltando il cd autoprodotto, intitolato Neapolis in Fabula, dove alcune celeberrime canzoni sono arrangiate ed eseguite dal compositore e pianista Giosi Cincotti con la collaborazione di un gruppo di ottimi solisti.

Il disco si apre con una breve compilation che riunisce, in successione, un quartetto di motivi formati da Uocchie c’arraggiunate (Falcone, Fieni e Falvo, 1904), ‘O marenariello (Ottaviano-Gambardella, 1893), Canzone marenara (Donizetti, 1835), Luna nova (Di Giacomo-Costa, 1887).

Già da questo pezzo iniziale si comprende come Cincotti abbia inteso ricreare i motivi secondo una sua ottica particolarmente raffinata e coinvolgente, talora ironica e sarcastica ma mai irriverente.

Così, il successivo ‘E spingole frangese (Di Giacomo-De Leva), si dipana attraverso ritmi progressivamente accelerati, che coinvolgono il jazz delle origini, un accenno alla sigla dei Simpson, fino a rallentare, chiudendo in chiave blues.

A Canzone appassiunata (E. A. Mario) viene invece abbinato un tango di Piazzolla, mentre Voce ‘e notte (Nicolardi-De Curtis) rimane quasi invariata, segno di un capolavoro assoluto che, in quanto tale, non ammette rimaneggiamenti di alcun genere.

Un’incursione nel recente passato con Maddalena (Carlo Faiello), precede la tradizionale tarantella Michelemmà che, coerente con la vicenda narrata, non può che trasformarsi in una melodia araba.

Dal canto suo ‘A vucchella (D’Annunzio-Tosti) presenta un prologo disneyano (I sogni son desideri da “Cenerentola”) che ben si addice al romanticismo della canzone vera e propria.

Un altro salto nel repertorio tradizione, con la Pizzica a Santu Paulo che sviluppa un ritmo fra il jazz e la tarantella, di estrema originalità, racchiuso da un inizio e una conclusione nel tipico stile dei gospel.

Il cd termina con Reginella di Bovio-Lama, dove per un attimo riaffiora nuovamente il motivo della Cenerentola, ma stavolta la storia d’amore non è a lieto fine.

Per quanto riguarda gli interpreti, inutile dire che Giosi Cincotti, come pianista e arrangiatore, nonché produttore, rappresenta senza dubbio l’anima ed il mattatore dell’album, ben coadiuvato dalla cantante Mena Cacciapuoti, che mostra una vocalità interessante, riuscendo a districarsi ottimamente fra il jazz e la tradizione, senza mai andare sopra le righe.

Bravissimi anche Marco de Tilla al contrabbasso e Michele Maione alle percussioni, che completano un quartetto quanto mai affiatato.

Ricordiamo ancora che l’incisione è impreziosita dalla presenza, nel brano iniziale, di Paricle Odierna (clarinetto, sax soprano, flauto), in Michelemmà di Marzouk Mejri (voce e percussioni), mentre Canzone appassiunata si avvale della partecipazione di Enzo Grimaldi (fisarmonica) ed Emidio Ausiello (percussioni), quest’ultimo impegnato anche nella Pizzica a Santu Paulo.

In conclusione un cd che conferma come la canzone classica napoletana abbia ancora oggi molto da dire, se ha la fortuna di incontrare artisti validi e sensibili come Giosi Cincotti.