Dopo le prime due serate rivolte alle Orchestre Giovanili, martedì 30 giugno il MozArt Box Estate 2009 ha ritrovato una dimensione un po’ più intima con il concerto del pianista Iván Martín.
E la Sala Cinese del Palazzo Reale di Portici, che da sempre è la cornice ideale per concerti pianistici e cameristici, era come sempre gremita dal folto pubblico.
Un concerto incentrato sul classicismo, quello di Martín, con un programma basato sulle musiche di Mozart, Beethoven e Haydn, musicisti legati tra di loro da amicizia e da rapporti di maestro-allievo.
In apertura la Fantasia in Re minore KV 397 di Mozart, quasi un preludio al vero nucleo del programma costituito da tre sonate dei tre diversi autori.
La prima, di Mozart, è stata la KV 333 in Si bemolle maggiore.
Scritta nel 1783, durante un soggiorno a Vienna, questa sonata ha confermato l’impressione che si era avuta già nell’esecuzione della Fantasia: e cioè che Iván Martín è un ottimo pianista dalle sonorità brillanti, dal tocco leggero e potente allo stesso tempo ed è dotato di una grande tecnica.
Perché il programma presentato è tutto basato sul virtuosismo classico, fatto di trilli, arpeggi, scale e cascate di note che si susseguono a rapidità impressionante.
Ma un programma anche fatto di movimenti andanti e più lenti che quasi impressionano per il loro impatto drammatico, che evidenzia come anche i tre pilastri del classicismo, siano in realtà già pienamente intrisi di quello Sturm und Drang da cui si originerà il romanticismo.
Lo si vede nel secondo tempo della sonata mozartiana, con quella vena drammatica esaltata dai bassi che contrastano con le voci più pacate della melodia acuta, e lo si apprezza pienamente nella sonata di Beethoven, in cui l’impeto e la tempesta vibrano in ogni corda, soprattutto nei movimenti ad andamento veloce.
La sonata in Fa minore op.2 n.1 è la prima delle celebri trentadue sonate del maestro tedesco, ma non la prima che lui compose (avendo già composto la Kurfürstensonaten WoO 47).
Ed è caratteristico notare che, nello stesso periodo in cui Beethoven scriveva questa sua prima Sonata, Haydn componeva quella che Martín ha proposto successivamente a questa: la Hob XVI/52 in Mi bemolle maggiore, una delle sue ultime sonate.
Anch’essa altamente virtuosistica, è stata affrontata da Iván Martín con grande maturità e capacità tecnica.
In particolare colpiva l’adagio, incentrato su poche note principali che vengono esposte, rielaborate e che tornano, attorno al quale ruotava tutto il secondo movimento ed il presto conclusivo, caratterizzato da un susseguirsi di note ad alta velocità ed intensità, di quelle, per intenderci, che ci si aspetta di potere accendere un fiammifero, poggiandolo sulle corde del pianoforte…
Fortemente applaudito dal pubblico, Martín ha regalato due bis, prima di lasciare la sala nella cui aria ancora si risentivano le note della splendida serata musicale.
(Articolo di Valentina Di Matteo)

Marco del Vaglio








