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Mussorgsky: Quadri di un'esposizione

In un cd autoprodotto il pianista Antonio De Rosa esegue la versione originale del capolavoro del compositore russo

Copertina del cd Destinato alla carriera militare, ma già discreto pianista, il compositore russo Modest Mussorgsky (1839-1881) lasciò ben presto il Reggimento delle Guardie Imperiali per dedicarsi completamente alla musica.

A S. Pietroburgo formò, all’inizio degli anni ’60 dell’Ottocento, insieme a Cui, Borodin, Rimsky-Korsakov e Balakirev, il sodalizio noto come “Gruppo dei Cinque”, talora definito anche “Gruppetto possente”, che aveva lo scopo principale di affermare la tradizione musicale russa, a discapito di quella europea fino ad allora considerata un assoluto punto di riferimento.

L’impeto nazionalistico non riscosse favori da parte delle istituzioni ufficiali, molto probabilmente perchè, in diversi casi, il ricorso al popolare era in parte un pretesto per proporre strutture fortemente innovative per l’epoca.

E’ questo il caso dei “Quadri di un’esposizione” di Mussorgsky, suite per pianoforte la cui storia è particolarmente curiosa e significativa.

Nel 1873 il pittore ed architetto Viktor Hartmann, fraterno amico di Mussorgsky, morì per un aneurisma e, l’anno dopo, numerose sue opere furono esposte in una retrospettiva tenutasi a S. Pietroburgo.

Il compositore scelse le undici per lui particolarmente significative, e le suddivise in una suite formata da dieci movimenti, legando fra loro i brani mediante un leitmotiv (promenade), che rappresentava il musicista stesso che si spostava da un quadro all’altro.

Si trattava di un brano impressionista ante litteram, dove prendevano vita, ad esempio, immagini fantastiche (il nano malvagio o la strega Baba Yaga, raffigurata da un orologio a cucù sorretto da zampe di gallina), legate al passato (un trovatore che canta una struggente melodia davanti ad un castello medievale), oppure relative al presente (il lento e faticoso incedere del bydlo, carro polacco trainato da buoi).

Quadro di HartmannLa solenne chiusura era rivolta alla “Grande Porta di Kiev”, bozzetto con il quale Hartmann aveva partecipato e vinto una gara nazionale di architettura, bandita nell’ambito di un progetto, che non andò poi in porto, per l’edificazione di una nuova porta della città.

La suite fu pubblicata postuma nel 1886, sotto la supervisione dell’amico Rimsky-Korsakov, che provvide a rimaneggiare la partitura, smussandone i passaggi giudicati troppo aspri e “trasgressivi”.

Ma la notorietà del brano si deve alla sontuosa trascrizione per orchestra, curata da Ravel nel 1922, che riscosse subito un grande successo, finendo per porre in secondo piano la versione pianistica, il cui manoscritto originale venne alla luce soltanto nel 1975.

La partitura per pianoforte solo è al centro di un cd autoprodotto, dove il brano è eseguito dal maestro Antonio De Rosa, artista eclettico, che abbina alla musica, la pittura e la scultura e, forse proprio per questo si è sentito particolarmente attratto dalla composizione di Mussorgsky.

La sua interpretazione appare di notevole spessore, poiché mette in evidenza le numerose sfumature, che talora sfuggono nel momento in cui si ascolta il pezzo orchestrato.

E’ un po’ come assistere ad un vecchio film in bianco e nero di un grande regista che, con la sua abilità, deve sopperire al fatto di non avere altri colori a disposizione.

Il disco si completa con Estampes (1903) di Debussy, autore che sicuramente deve più di un debito a Mussorgsky, formato da tre pezzi, “Pagodes”, “La soirée dans Grenade” e “Jardin sous la pluie”.

I primi due, “Pagodes” e “La soirée dans Grenade”, costituiscono una sorta di viaggio immaginario, mentre l’ultimo “Jardin sous la pluie”, si riferisce alla osservazione della pioggia che scende, rilasciando il suo caratteristico ticchettio una volta giunta a contatto con le piante o con il suolo, probabilmente da parte di un bambino (il che si deduce dalla presenza di frammenti tratti dai motivi di due filastrocche francesi).

Anche in questa breve incursione nell’universo del compositore francese, Antonio De Rosa dimostra tutto il suo valore, fornendo un’esecuzione di notevole livello e grande sensibilità.

In complesso un cd molto bello, che ha l’ulteriore pregio di essere stato completato in un solo giorno, per cui va considerato alla stregua di un’incisione “live”.