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Briccialdi: Quattro concerti per flauto ed orchestra

I brani dell’autore umbro in una prima assoluta che la Bongiovanni ha affidato all’ottima interpretazione de “I Virtuosi Italiani” e della flautista Ginevra Petrucci

Copertina cd BriccialdiVi sono compositori che legano il loro nome ad uno strumento e, per tale motivo, pur non riscuotendo una vasta notorietà, riescono a mantenere almeno una fama duratura nell’ambito del repertorio specialistico.

Uno di questi è sicuramente Giulio Briccialdi, nato a Terni nel 1818, diplomatosi al Conservatorio di S. Cecilia ad appena quindici anni.

La sua prestigiosa carriera lo vide inizialmente eccellere come “primo flauto” in varie orchestre italiane e, in seguito, riscuotere un successo strepitoso in qualità di solista, durante tournée portate avanti nelle principali città europee.

Ma Briccialdi non si limitò a questo, in quanto fu un buon compositore, diresse la banda di Fermo portandola ad uno splendore mai più raggiunto e apportò alla tecnica flautistica un’impronta personale, modificando lo strumento brevettato da Böhm, in modo da facilitare l’emissione del si bemolle (sistema ancora oggi noto come si bemolle Briccialdi).

In ultimo ricordiamo la sua attività didattica, molto apprezzata, prima a Roma, poi a Napoli (dove diede lezioni anche a Leopoldo, conte di Siracusa, fratello di Ferdinando II di Borbone) e infine a Firenze, dove morì nel 1881.

Al compositore umbro la Bongiovanni ha recentemente dedicato, in prima esecuzione mondiale, un’incisione che comprende i quattro concerti per flauto ed orchestra, affidandoli all’interpretazione di Ginevra Petrucci, accompagnata dall’ensemble “I Virtuosi Italiani”.

Scritti in un ampio arco di tempo, compreso fra il 1846 ed il 1867, risultano un ottimo esempio delle composizioni del periodo, dove un discreto virtuosismo si abbinava ad uno stile prettamente operistico.

Le suddette peculiarità non hanno giovato alla diffusione di brani di questo tipo in quanto, da una parte, la loro intrinseca difficoltà necessitava di solisti all’altezza, non sempre presenti nel panorama musicale, dall’altra, per l’affinità con il repertorio lirico, tali pezzi erano spesso considerati di secondaria importanza.

Eppure si tratta di brani che, una volta sottoposti al giudizio del grande pubblico, ricevono immediati apprezzamenti per la loro freschezza e la facile fruibilità.

Quanto finora descritto si ritrova pienamente nell’esecuzione di Ginevra Petrucci e de “I Virtuosi Italiani”, con la prima che, proseguendo la tradizione di famiglia (in quanto figlia del noto flautista Gian-Luca Petrucci) dimostra di avere raggiunto una notevole maturità, che le permette di affrontare i numerosi passaggi virtuosistici, rilasciando un suono di grande nitidezza.

Dal canto suo, l’ensemble orchestrale, forte di un’esperienza ventennale, presenta solidità, compattezza ed un ottimo affiatamento, sia nel proprio ambito che con la solista, risultando il partner ideale per la giovanissima flautista.

In definitiva un cd che si distingue sia per l’elevato valore degli interpreti, sia per il fatto che pone in evidenza, al di fuori dei soliti canali specialistici, una parte significativa della produzione di un compositore passato alla storia con l’appellativo di “Principe dei flautisti”.