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Mahler: Sinfonia n. 8 e Adagio dalla Sinfonia n. 10

La casa discografica statunitense SFS Media completa l’integrale delle sinfonie del compositore austriaco con un doppio SACD ibrido

Foto copertina SACD SFSGustav Mahler scrisse la Sinfonia n. 8 in mi bemolle maggiore fra il 1906 ed il 1907 ma, a seguito di impegni e vicissitudini che caratterizzarono la vita del compositore in quegli anni, la “prima” ebbe luogo a Monaco soltanto nel 1910, diretta dallo stesso autore, alla testa di un organico che comprendeva 858 cantanti e 171 orchestrali.

Per tale motivo, in sede promozionale, l’impresario Emil Gutmann la definì “Sinfonia dei Mille”, appellativo con il quale è ancora oggi conosciuta, che Mahler non gradì affatto perchè, se forniva immediatamente l’idea della poderosità dell’opera, ne sminuiva però fortemente le tematiche proposte.

In effetti, Mahler concepì per l’ “Ottava” una divisione in due parti, la prima, breve e compatta, basata sul “Veni Creator Spiritus”, inno scritto nel nono secolo dall’arcivescovo di Magonza Rabano Mauro.

Per la seconda, meno omogenea e più libera, in lingua tedesca, si avvalse della scena finale del Faust II di Goethe, durante la quale il protagonista, ormai cieco, sale al Cielo, grazie all’intercessione di Margherita, al termine di un percorso di progressiva purificazione, iniziato attraversando un paesaggio formato da rupi e foreste, popolato da santi anacoreti e proseguito in mezzo a cori di angeli, di fanciulli beati, e voci di peccatori e peccatrici che pregano per la salvezza dell’anima di Faust.

Questo confronto abbastanza insolito, nato probabilmente con l’intento di fondere sacro e profano, ha fornito lo spunto per le congetture più svariate da parte dei critici.

Ciò che appare sicuro, comunque, è sia la stretta dipendenza fra le due parti, che non vanno quindi considerate come corpi separati, sia il fatto che Mahler, nell’ “Ottava”, esalti tutti quei caratteri contro i quali aveva fermamente combattuto nelle sue precedenti sinfonie, dando vita a quella che Adorno definì “identificazione passiva con l’aggressore”.

Ancora, la Sinfonia n. 8 fu forse l’unica, fra le composizioni mahleriane, ad essere accolta con favore dal pubblico, sin dal suo esordio, ed anche l’ultima diretta personalmente, in quanto l’autore morì l’anno successivo.

A questo successo, al di là della grandiosità del lavoro, contribuirono sia la campagna pubblicitaria promossa dal già citato Gutmann, sia l’accurata preparazione dell’imponente organico, affidata a Bruno Walter, in quanto Mahler ricopriva la direzione dell’Orchestra Filarmonica di New York e tornò appositamente dagli USA solo poco tempo prima dell’esecuzione in pubblico.

La difficoltà a reperire un organico così numeroso, rappresenta sicuramente uno degli ostacoli principali all’allestimento dell’ “Ottava” ma, nonostante ciò, esistono diverse incisioni che, per comprensibili motivi, si riferiscono prevalentemente a registrazioni dal vivo.

Fra le più recenti va segnalata quella contenuta nel doppio SACD ibrido della SFS Media (diretta emanazione della San Francisco Symphony), dove la composizione è eseguita, per la parte strumentale, dalla San Francisco Symphony, mentre quella vocale si avvale dei solisti Erin Wall, Elza van den Heever e Laura Claycomb (soprani), Katarina Karnéus e Yvonne Naef (mezzo-soprani), Quinn Kelsey (baritono), James Morris (basso), Anthony Dean Griffey (tenore) e di tre complessi vocali, San Francisco Symphony Chorus, Pacific Boychoir, e San Francisco Girls Chorus, il tutto sotto la direzione del maestro Michael Tilson Thomas.

Ottima risulta la prova di tutto l’insieme, con l’Orchestra Sinfonica di San Francisco dotata di un grande affiatamento, completa in ogni sua sezione e contraddistinta da un suono nitido, e potente al punto giusto, che riesce a conservare il carattere solenne della sinfonia senza sopraffare, nei momenti di massima tensione, i solisti ed i cori

Molto buona anche l’interpretazione dei tre cori e degli otto cantanti, fra i quali spiccano il baritono Quinn Kelsey, il soprano Elza van den Heever ed il mezzo-soprano Katarina Karnéus, che nella seconda parte ricoprono, rispettivamente, i ruoli di Pater Ecstaticus, Una Poenitentium e Mulier Samaritana.

Ricordiamo ancora che il doppio SACD si apre con l’Adagio della Sinfonia n. 10, unico movimento della composizione che Mahler riuscì a portare a termine prima di morire, dove è già possibile apprezzare lo splendore degli archi e dei fiati dell’orchestra.

In definitiva questa incisione completa, nel migliore dei modi, l’integrale delle sinfonie di Mahler, nell’ambito del cosiddetto Mahler recording project, iniziato nel 2002, che finora ha già fruttato a Michael Tilson Thomas ed all’ Orchestra Sinfonica di San Francisco quattro Grammy, numero che potrebbe anche aumentare il prossimo anno.