La chiesa di S. Caterina a Chiaia ha ospitato l’incontro fra due rassegne di musica classica, “Convivio armonico - Autunno Barocco 2009”, organizzata da Area Arte Associazione e “Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli - Vespri d’ organo”, curata dall’ Associazione Organistica “Giovanni Maria Trabaci”.
La serata, intitolata “I Concerti del sig. Händel”, rappresentava l’occasione per celebrare il compositore tedesco a 250 anni dalla morte.
Il programma prevedeva l’esecuzione di due Concerti Grossi, due arie e due concerti per organo, eseguiti in una successione concerto-aria-concerto, come se fossimo di fronte ad una composizione di ampio respiro.
In apertura il Concerto Grosso in sol maggiore, op. 6 n. 1, ci ha ricordato come questa particolare forma della musica barocca prevedeva due sezioni strumentali, che dialogavano fra loro, una formata da due violini ed un violoncello, definita “concertino”, l’altra costituita da un certo numero di archi e da uno strumento a tastiera, con funzione di basso continuo, chiamata “concerto grosso” o anche “ripieno”.
In particolare, alcuni concerti dell’op. 6, come il n. 1, contemplavano la possibilità di rinforzare il ripieno con strumenti a fiato, quali oboe e flauto, mentre altri, quali il Concerto grosso in sol maggiore, op. 3 n. 3, ascoltato successivamente, utilizzavano gli stessi in funzione solistica.
Per quanto riguarda le due arie, una era la celeberrima “Ombra mai fu” da “Serse” (nota anche come Largo, nella versione esclusivamente strumentale), mentre l’altra, “Lascia ch’io pianga”, meno nota ma altrettanto struggente, apparteneva a “Rinaldo”.
Ma Händel può essere considerato anche il vero e proprio inventore del concerto per organo e ha lasciato, al proposito, una produzione abbastanza vasta, che comprende due gruppi di sei concerti, classificati come op. 4 e op. 7, oltre ad altri pezzi non compresi in raccolte organiche come i precedenti, tutti risalenti comunque alla maturità, a dispetto del basso numero d’opera.
Da questo repertorio erano tratti il Concerto in fa maggiore, op. 4 n. 4 ed il Concerto in sol minore, op. 4 n. 1, in assoluto il primo che Händel dedicò al genere.
Uno sguardo ora ai musicisti, cominciando dal mezzosoprano Rosa Montano, ottima interprete delle due arie, e dalla flautista Renata Cataldi, che ha prima contribuito all’organico del “ripieno”, per poi guidare con decisione il Concerto Grosso n. 3 op. 3.
I due concerti d’organo erano invece affidati a Livio De Luca (il n. 4) e a Mauro Castaldo (il n. 1), che hanno dato vita ad un’esecuzione di elevato spessore.
Molto bravi anche tutti i componenti dell’ Ensemble “Le Musiche da Camera”, formato da Egidio Mastrominico, Raffaele Tiseo (violini di concerto), Vincenzo Bianco, Gianluca Pirro, Giovanni Rota Federico Valerio (violini), Fernando Ciaramella (viola), Leonardo Massa (violoncello), Ottavio Gaudiano (contrabbasso), Fabio D’Onofrio (oboe) e Debora Capitanio (clavicembalo), che hanno mostrato un grande affiatamento sia fra loro che con i solisti di turno.
Ricordiamo, infine, che tutti gli strumentisti, per motivi legati alla collocazione dell’organo, erano concentrati al di là dell’altare, e quindi invisibili agli spettatori, che hanno comunque potuto seguire il concerto grazie ad uno schermo, sul quale erano proiettate le immagini riprese da una videocamera.
Al termine, un pubblico quanto mai numeroso ha lungamente manifestato il suo gradimento, mostrando di aver ben compreso la portata dell’evento (certo, l’ingresso era libero, ma altre volte, occasioni importanti ed ugualmente gratuite sono state caratterizzate da un vuoto desolante).
La considerazione conclusiva è che, mai come in questo caso, l’incontro fra due rassegne, entrambe di notevole livello, si è concretizzato in una forte sinergia, sia artistica (il che non era in discussione), sia in termini di presenze, indicando ad un settore, alquanto slegato e litigioso, una delle poche strade percorribili, se si vuole salvare la musica classica dall’oblio.

Marco del Vaglio








