Il CEntro per la Ricerca del Suono e delle IMmagini (CERSIM), fondato e presieduto dal maestro Ferdinando de Martino, ha recentemente iniziato la sua stagione artistica ospitando, in collaborazione con l’Associazione Teatrale S. Lorenzo, un recital di Sergio Naddei.
Nell’accogliente cornice della chiesa di S. Angelo a Segno, il chitarrista napoletano ha presentato un programma rivolto ad alcuni brani di Johann Sebastian Bach (1685-1750) e Leo Brouwer (1935).
Del grande compositore tedesco sono stati eseguiti Preludio, fuga e allegro BWV 998, Preludio in re minore BWV 999, Fuga in la minore BWV 1000, tutte trascrizioni dalle partiture originarie per liuto che, a dispetto del fatto di avere un numero di catalogo progressivo, furono scritte in tempi differenti.
Ma, con tutto il rispetto per il sommo Bach, la parte della serata che ci incuriosiva maggiormente era quella relativa a Brouwer, la cui musica difficilmente si riesce ad ascoltare dal vivo, pur essendo fra i massimi compositori viventi in ambito chitarristico.
Così la Fuga n. 1 (1959), che apriva la panoramica dedicata all’autore cubano, fungeva quasi da ponte ideale con i brani bachiani, nonostante più di due secoli la separassero da questi ultimi.
Successivamente era la volta di Elogio de la danza (1964), Danza del Altiplano (1964) e Danza Característica (1957), dove sui ritmi classici, si inserivano quelli della tradizione sia sudamericana che afro-cubana.
Alla fase più recente della produzione di Brouwer, quella che si riconosce nella corrente minimalista, apparteneva invece il brano conclusivo, El Decamerón Negro (1981), diviso in tre movimenti ed ispirato ad una leggenda africana raccolta dall’etnologo tedesco Leo Frobenius (1873-1938).
Per quanto riguarda l’interprete, Sergio Naddei è apparso più a suo agio nei brani di Brouwer o, per essere più precisi, ha utilizzato la prima parte come una sorta di “riscaldamento” per la seconda, mostrando una buona tecnica ed un suono nitido ed espressivo.
Molti e meritati gli applausi del pubblico, che ha chiesto ed ottenuto un bis, anche questo di raro ascolto, “El testament d’Amelia”, da Dieci canzoni catalane di Miguel Llobet.
In definitiva un concerto di notevole spessore, per una stagione appena iniziata, che si prevede quanto mai interessante.

Marco del Vaglio








