La produzione sacra di Marco Palumbo, giovane autore napoletano, è stata al centro del quinto appuntamento della rassegna “La gabbia delle voci”.
Il programma della serata è stato caratterizzato, nella prima parte, da alcuni brevi pezzi, a cominciare da “Amore e ‘l cor gentil” e “Era già l’ora che volge il disio”, per coro a voci dispari, tratti da rime dantesche, appartenenti rispettivamente alla “Vita Nova” e alla “Divina Commedia” (ottavo canto del Purgatorio).
A seguire “Exhortatio ad laudem Dei”, per violino, clarinetto, fagotto, organo e voce, il cui testo proveniva da un codice del XV secolo, originato da scritti di S. Francesco e “Salutatio Beate Marie Virginis”, per coro a voci pari maschili, che derivava dalla “Compilatio di Avignone”, raccolta di preghiere in onore della Vergine.
Chiusura con “Madonna de Claritate”, per coro a voci dispari, che attingeva al Laudario di Cortona, brano commissionato dalle clarisse ed eseguito in occasione della riapertura della Cappella annessa al monastero napoletano di S. Chiara.
Già da questi primi brani è stato possibile apprezzare sia lo stile del maestro Palumbo, caratterizzato da un abbinamento molto equilibrato fra antico e moderno, sia l’apporto di ottimi cantanti quali Cristina Grifone (soprano), Angela Luglio (contralto), Rosario Cantone e Natale Palena (tenori), Gianluigi Palma e Sergio Petrarca (bassi), e di un quartetto di validi strumentisti, formato da Veronica Menditto (violino), Marianna Iacono (clarinetto), Guido Mandaglio (fagotto) e lo stesso Palumbo all’organo.
Dopo l’intervallo è stato eseguito il brano più atteso della serata, la “Missa Mysterium”, scritta da Palumbo appositamente per il Coro Mysterium Vocis, a seguito di una pressante richiesta di uno dei componenti dell’ensemble, il soprano Valentina Varriale (come ha tenuto a sottolineare lo stesso autore nelle note redatte per il programma di sala).
In effetti, pur dichiarando di essersi ispirato alla musica sacra francese del Novecento, prendendo come modello soprattutto Poulenc, Palumbo ha costruito un lavoro decisamente originale, ben strutturato, dove sonorità arcaiche si fondono con un linguaggio moderno ma non eccessivo, in un succedersi di cambi di ritmi talora repentini e imprevisti.
Si comprende, quindi, che eseguire questo brano comporti enormi difficoltà, ma l’organico a disposizione del maestro Totaro ha risposto in modo eccezionale, grazie alla presenza di solisti molto bravi, quali Valentina Varriale (soprano), Leopoldo Punziano (tenore), e i già citati Angela Luglio (contralto) e Sergio Petrarca (basso), di un Coro come il Mysterium Vocis, che ha evidenziato una straordinaria versatilità e compattezza, e dell’ensemble strumentale Polymnia Folk Ensemble, apparso subito ben affiatato con il complesso vocale.
Non ci resta che rinnovare i nostri complimenti al maestro Palumbo e augurargli di proseguire sulla strada intrapresa, sicuramente non facile, in un panorama attuale piuttosto deprimente, dove la grande ignoranza religiosa si abbina ad una sensibilità abbastanza scarsa, in ambito ecclesiale, nei confronti della musica, per cui la produzione oscilla fra canzoncine i cui motivi non sarebbero accettati nemmeno allo “Zecchino d’Oro”, a opere che di religioso presentano a stento il titolo.

Marco del Vaglio








