L'esilarante Fu...turismo di Elio

L'artista milanese fornisce il suo significativo apporto al centenario del movimento fondato da Marinetti

Foto Elio FuturistaSerata molto particolare quella che ha caratterizzato il recente appuntamento della stagione dell’Associazione Scarlatti, tenutosi in un Auditorium di Castel S. Elmo praticamente gremito.

Il protagonista era Elio (senza le Storie Tese) che, accompagnato da un ottimo quintetto formato da Giampaolo Bandini (chitarra), Enrico Fagone (contrabbasso), Corrado Giuffredi (clarinetto), Cesare Chiacchiaretta (fisarmonica) e Danilo Grassi (capomacchina e percussioni), ha dato vita ad una “Serata Futurista” molto divertente.

Il cuore dello spettacolo era rappresentato da “La magnifica spedizione Fu…turista da Milano a Marechiare per uccidere il chiaro di luna”, che si basava sul presunto ritrovamento di un diario dell’epoca, dove si narrava di un viaggio verso Napoli, intrapreso da Marinetti insieme ad un gruppo di aderenti al suo movimento, per sparare alla luna di Marechiaro, odioso simbolo della canzone “passatista”.

L’avventura sarebbe poi fallita, in quanto il gruppo avrebbe raggiunto la città partenopea in una notte buia, non avendo Marinetti calcolato le diverse fasi lunari, e il tutto si sarebbe concluso davanti ad un piatto della tanto vituperata pastasciutta, anch’essa considerata “passatista”.
La pièce, che alternava la lettura del diario, da parte di Elio (autore anche dei testi, insieme a Piero Bodrato), a dieci canzoni in stile futurista, composte per l’occasione da Nicola Campogrande, rappresentava un ottimo pretesto per ricreare, in modo mirabile ed anche con una buona dose di ironia, le atmosfere di quegli anni, descrivendo i tratti salienti del Futurismo e dei suoi adepti, le cui manifestazioni artistiche finivano sistematicamente in rissa.

Dopo questa gustosa avventura, la seconda parte della serata era rivolta ad alcune produzioni futuriste, prima con la lettura di piccoli frammenti tratti dal libro di Marinetti “Come si seducono le donne” e poi con alcune canzoni del napoletano Rodolfo De Angelis (1893-1965), arrangiate da Alessandro Nidi.

A proposito di De Angelis, il cui vero cognome era Tonino, fu una personalità eclettica in campo artistico, cantautore ante-litteram e di grande modernità, al punto che artisti, come Jannacci o Paolo Conte (e lo stesso Elio con le sue Storie Tese), gli devono sicuramente qualcosa.

In più, alcuni testi risultano di sconvolgente attualità, basti pensare a “Ma…cos’è questa crisi” che, pur risalendo al 1933, sembra scritta oggi.

Riguardo agli interpreti, attualmente non esiste artista più adatto di Elio a rinverdire i fasti del Futurismo, per cui questo spettacolo gli calza perfettamente a pennello.

Inoltre grande merito va anche allo straordinario quintetto che lo accompagnava, cosituito da musicisti di formazione classica, affiatatissimi fra loro e estremamente versatili (Giuffredi, ad esempio, lo abbiamo ascoltato prima dell’estate in un programma che, partendo da Brahms e Poulenc, approdava a Gershwin e Louis Prima).

In conclusione uno spettacolo che, concepito per il centenario del Futurismo, ci auguriamo non si esaurisca con la fine delle celebrazioni in quanto, sia per come è stato confezionato, sia per la verve che lo caratterizza, merita di essere riproposto anche negli anni a venire.

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