Una serata molto particolare a Castel S. Elmo

L’ Associazione Alessandro Scarlatti ricorda il passato, guarda al presente e si prepara per il futuro

Foto Quartetto EmersonLa presentazione di un volume sui 90 anni ed un concerto del prestigioso Quartetto Emerson hanno caratterizzato il recente appuntamento della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, tenutosi a Castel S. Elmo.

Il libro, edito dalla Grimaldi & c., si intitola “Appunti di viaggio. Novant’anni dell’Associazione Alessandro Scarlatti” ed è stato curato da Renato Bossa, direttore artistico dell’Associazione Scarlatti.

A presentarlo sono stati chiamati due illustri ospiti, il giornalista e critico musicale Sandro Cappelletto e il musicologo ed ex Sovrintendente del Teatro di S. Carlo Gioacchino Lanza Tomasi, con Bossa in veste di moderatore.

Si è trattato di un incontro molto interessante, dove è stata sintetizzata la storia della Scarlatti, dagli albori ai giorni nostri, con considerazioni che prendevano spunto dai diversi contributi raccolti nel volume.

Diversi gli argomenti toccati come, ad esempio, la fondamentale funzione culturale svolta dall’Associazione sin dalla sua fondazione, la partecipazione al progetto di figure non legate strettamente al campo musicale quali il poeta Salvatore Di Giacomo, l’evoluzione dei programmi proposti e la scelta degli autori da eseguire, i prestigiosi interpreti che hanno suonato nell’ambito delle varie stagioni, la storia delle Settimane di Musica d’insieme, gli errori madornali della Rai nei confronti delle sue orchestre, le ingerenze di un tempo e la disaffezione attuale da parte della classe politica per tutto quanto concerne la musica classica.

Ad aprire e chiudere questo significativo evento, gli interventi di Lucio Sicca, presidente dell’Associazione Scarlatti, che ha, fra l’altro, auspicato, in un futuro possibilmente non troppo lontano, la possibilità di avere a Napoli un auditorium stabile preposto esclusivamente ai concerti di musica classica.

Un veloce rinfresco ha preceduto la seconda parte della serata, che prevedeva il concerto del Quartetto Emerson, ensemble statunitense che ha superato i trenta anni di attività, formato da Eugene Drucker e Philip Setzer (violini) Lawrence Dutton (viola) e David Finckel (violoncello).

Il programma si apriva con sei dei dodici pezzi tratti da “I cipressi” (1887) di Antonín Dvořák, trascrizione per quartetto d’archi di una selezione dell’omonimo ciclo di diciotto lieder per voce e pianoforte, composti dallo stesso autore nel 1865, avvalendosi dei testi del poeta moravo Gustav Pfleger-Moravský.

Sempre rimanendo nell’ambito del repertorio ceco, il successivo brano proposto era il Quartetto n. 1 (1923) di Leós Janáček.

Noto anche come “Sonata a Kreutzer”, il lavoro è incentrato non sull’omonima composizione beethoveniana, che comunque riaffiora in diversi passaggi, ma sul racconto, dallo stesso titolo, scritto da Tolstoj nel 1889, dove il pezzo musicale diventa il pretesto per l’inizio di una relazione adulterina fra una donna sposata ed un giovane violinista, che si concluderà con un uxoricidio.

Il secondo tempo del concerto era invece interamente rivolto a “Le sette ultime parole del nostro Redentore sulla Croce Hob. XX/1” (1786) di Franz Joseph Haydn, commissionato all’autore austriaco dalla cattedrale di Cadice per il rito del Venerdì Santo.

Originariamente composto per un organico strumentale, conobbe diversi adattamenti, fra i quali uno per quartetto d’archi che, se da un lato fa perdere molto del colore orchestrale, dall’altra riesce comunque a trasmettere pienamente la drammaticità dell’argomento, descritto tramite passaggi sicuramente innovativi per l’epoca.

Per quanto riguarda gli interpreti, il Quartetto Emerson ha messo in evidenza tutte le caratteristiche che lo hanno reso fra i più acclamati ensemble di questi anni.

Così ha fatto prima emergere, con raffinatezza ed eleganza, la vena romantica e malinconica dei pezzi di Dvořák, per poi affrontare con grande intensità la convulsa storia d’amore e morte della sonata di Janáček, chiudendo con la forte drammaticità, mista a dolorosa e talora serena rassegnazione, che contraddistingue gli ultimi attimi di Cristo sulla terra.

Ed il bis, una fuga bachiana trascritta da Mozart per quartetto d’archi, è apparso, nella sua brevità, quasi un distillato della bravura dei quattro protagonisti, a suggello di un concerto di elevatissimo spessore che ha completato una serata molto particolare per la storia dell’Associazione Alessandro Scarlatti.

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