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Gershwin: Porgy and Bess Suite per clarinetto ed archi

Dalla Naxos alcuni arrangiamenti di Franck Villard dei brani più noti dell’autore americano nell’interpretazione di Michel Lethiec e della Sinfonia Finlandia Jyväskylä

Copertina cd GershwinOltre al sassofono, con la sua numerosa famiglia, un altro strumento che si è giovato dell’avvento della musica jazz risulta sicuramente il clarinetto.

Abbinarlo, quindi, a brani di Gershwin, ovvero l’autore statunitense che è riuscito meglio a coniugare i ritmi afro-americani con la musica colta, appare un’operazione piuttosto naturale.

Partendo da questi presupposti, il compositore e direttore d’orchestra francese Franck Villard ha dato vita ad alcuni arrangiamenti, per clarinetto ed orchestra d’archi, di brani appartenenti alla produzione più nota del compositore americano.

Il risultato complessivo può essere apprezzato ascoltando un cd della Naxos, incentrato in particolare sulla Suite dall’opera “Porgy and Bess” (che copre circa i due terzi della durata del disco), completato dal secondo movimento del “Concerto in Fa”, da un frammento di “Un Americano a Parigi” e dai “Tre preludi per pianoforte”.

Per quanto riguarda “Porgy and Bess”, grandioso affresco musicale sul quale Gershwin aveva puntato molto, va detto che, dopo il suo esordio, avvenuto nel 1935, non ebbe quel successo sperato, al punto che si dovette attendere la fine degli anni ‘70 per la sua definitiva consacrazione.

Diverso il discorso per molti dei motivi contenuti nell’opera, che hanno goduto di luce propria, a partire da “Summertime”, celeberrima ninna nanna interpretata da un numero imprecisato di cantanti jazz.

Anche il “Concerto in fa per pianoforte e orchestra” (1925), che doveva rappresentare, negli intenti di Gershwin, un significativo avvicinamento alla musicalità europea, non ebbe, all’epoca grossi riscontri.

Dal canto suo, “Un americano a Parigi” venne scritto nel 1928, anno in cui l’artista si recò fiducioso nel nostro continente, per contattare i musicisti più noti del momento e ricevere da loro consigli.

L’accoglienza nei suoi confronti fu molto tiepida e può essere riassunta nella celebre frase di Ravel che, alla richiesta di lezioni, gli rispose “Perchè vuol diventare un mediocre Ravel, quando è un bravo Gershwin?”.

Di contro il brano scaturito da questo viaggio rappresenta sicuramente una delle pagine più fresche e colorate di Gershwin, tanto da ispirare anche un film dall’omonimo titolo, uscito nel 1951, ovvero 15 anni dopo la morte del compositore.

I “Tre preludi per pianoforte”, infine, risalgono al 1926 e rappresentano i superstiti di un’operazione ambiziosa, mai portata a termine, che si doveva concretizzare nella creazione di 24 preludi, divenuti poi sei, dei quali solo tre furono pubblicati.

Tornando al disco, va notato come, essendo il clarinetto il protagonista assoluto, l’incisione si regga in particolare sulla straordinaria versatilità di Michel Lethiec, eccezionale virtuoso dello strumento.

Importante anche il ruolo dell’ottima Sinfonia Finlandia Jyväskylä, diretta da Patrick Gallois, ensemble di archi che, a seconda dei brani, è chiamato a sostituire la più ampia orchestra sinfonica della partitura originale o, come nel pezzo conclusivo, a sostenere esclusivamente il clarinetto.

Nel complesso un cd gradevolissimo, che sarebbe sicuramente piaciuto a Gershwin in quanto si pone esattamente sulla sua lunghezza d’onda, riuscendo a mettere d’accordo gli appassionati di musica classica con quelli di musica jazz.