Il Natale secondo i CamPet Singers

"La gabbia delle voci" chiude con un recital raffinato e scoppiettante

Foto CamPetFondato nel 1991 da Andrea Campese e Sergio Petrarca, avendo come riferimento il Quartetto Cetra e gli Swingle Singers, il gruppo dei CamPet Singers, costituito da “prime parti” di vari ensemble vocali, è ormai giunto a padroneggiare un repertorio vastissimo, che tocca i più disparati generi musicali.

Lo si è potuto nuovamente apprezzare, nella recente esibizione della compagine, tenutasi nella chiesa di S. Caterina da Siena, nell’ambito dell’ultimo appuntamento della rassegna “La gabbia delle voci”, organizzata dall’Associazione Mysterium Vocis.

Il programma della serata era incentrato su brani natalizi, ma il titolo “It’s Christmas time! e non solo…”, lasciava la porta aperta anche a soluzioni alternative.

In effetti la musica rivolta al Natale era prevalente, sempre però nell’ottica CamPet, per cui l’apertura era dedicata ad un Christmas Medley di Anonimo, seguito da “Noche de Paz”, versione spagnola di Stille Nacht.

Non mancavano gli spirituals ed i carols, così come riferimenti alle tradizioni popolari italiane, queste ultime rappresentate dal sardo Cand’es nadu Gesus e da “La santa allegrezza” di Roberto De Simone, che ha visto anche la partecipazione del maestro Rosario Totaro, in qualità di ospite d’onore.

Fra i brani extra-natalizi ricordiamo I say a little prayer (Bacharach), By this river di Brian Eno, accompagnato da una suggestiva coreografia, Downtown (Hatch), If I fell (Lennon-Mc Cartney) e Waltzing Mathilda (una sorta di secondo inno nazionale australiano).
Per quanto riguarda l’interpretazione, i CamPet Singers, sotto l’attenta, e talora divertita, direzione del maestro Eduardo Bochicchio, hanno mostrato un perfetto affiatamento, abbinato ad una estrema raffinatezza esecutiva e ad una grande simpatia e comunicatività.

A proposito di quest’ultima, non si può fare a meno di segnalare alcune gags, come l’entrata in scena del maestro Petrarca, che ha dato inizio a Waltzing Mathilda suonando l’ukulele o, ancora, nella parte conclusiva, l’esecuzione di White Christmas, con tutto il gruppo che indossava il cappellino di Babbo Natale, dotato di luci colorate intermittenti, poi sostituito da un copricapo a forma di corna di renne, munito di campanellini, che hanno partecipato attivamente all’esecuzione della Marcia di Radetzky, bis finale seguito da un brindisi con tutti i presenti.

Si chiude così, con un bilancio molto positivo, la seconda edizione de “La gabbia delle voci”, rassegna che ha risposto pienamente allo scopo di partenza, che era quello di evidenziare le varie forme della coralità ed è riuscita anche nel non facile compito di guadagnare un notevole seguito di pubblico.

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