Il quarto e conclusivo appuntamento della XII edizione del Festival di Musica da Camera, rassegna organizzata dall’Associazione Napolinova, è stato caratterizzato dalla presenza del duo costituito dal violista Gianfranco Conzo e dal pianista Umberto Garberini (da destra verso sinistra nella foto, con al centro la giapponese Yumi Kyo, che ha collaborato con il maestro Garberini).
Due i brani in programma, tratti da una produzione che sicuramente non si è soliti ascoltare, “Märchenbilder”, quattro pezzi per viola e pianoforte op. 113 di Schumann e la Sonata per viola e pianoforte in do minore di Mendelssohn.
Il primo, opera della maturità, fu scritto nel 1851, durante il breve e poco produttivo soggiorno di Schumann a Düsseldorf, dove aveva sostituito Ferdinand Hiller in qualità di direttore musicale.
Nel titolo, che tradotto vuol dire “Immagini fiabesche”, vi è un chiaro rimando alla fanciullezza ed alla nostalgia dei tempi passati, sempre visti con l’occhio della persona adulta, secondo un concetto già sviluppato anni prima con Kinderszenen, op. 15 per pianoforte.
Riguardo alla Sonata di Mendelssohn, risale al 1824, ma fu pubblicata postuma e senza numero d’opera.
Sebbene all’epoca il musicista avesse da poco superato i 15 anni, conosceva già tutte le potenzialità della viola (uno fra i tanti strumenti che era in grado di suonare alla perfezione) per cui compose un pezzo di ineguagliabile bellezza e virtuosismo.
A confronto con queste due composizioni, Gianfranco Conzo e Umberto Garberini hanno dato vita ad un recital di elevato spessore, con il violista, al quale era affidato il compito più impegnativo, che ha fornito i giusti toni, ora romantici, ora virtuosistici, legati alle differenti partiture.
Non gli è stato da meno il pianista, che lo ha ben supportato, svolgendo spesso un ruolo poco evidente ma ugualmente importante per la buona riuscita dell’insieme, e mostrando un perfetto affiatamento con il suo collega.
Meritatissimi, quindi, gli applausi finali, ricevuti dai numerosissimi spettatori presenti nella Sala del Toro Farnese, per un duo che ha chiuso nel migliore dei modi l’edizione 2009 del Festival di Musica da Camera.
A questo punto, però, non possiamo chiudere prima di aver sottolineato, innanzitutto, che la rassegna musicale, curata dall’Associazione Napolinova, giunta alla dodicesima edizione, non solo si attesta fra le più longeve, nell’ambito delle manifestazioni considerate “minori”, ma ha confermato il consueto altissimo livello, sia per quanto riguarda gli interpreti, sia per quel che concerne il repertorio eseguito (un esempio per tutti, la “prima” napoletana dei Tre trii, op. 53 di Haydn per viola, violino e violoncello, che ha ottenuto una risonanza nazionale).
Il merito di ciò va indubbiamente al direttore artistico Alfredo de Pascale, che riesce ad attingere per gran parte dall’enorme serbatoio artistico di Napoli, aggiungendo quel pizzico di imprevisto e di rischio, legati alle sinergie che si diverte a creare, con organici talora insoliti, formati da musicisti spesso riuniti solo per quella occasione.
Ma tutto, alla fine, risulta ben calcolato, e il livello dei concerti, insieme agli eccezionali riscontri di un pubblico affezionatissimo e in progressivo aumento, sono un indice inequivocabile che la manifestazione ha ormai conquistato un posto importante nell’ambito della programmazione napoletana.

Marco del Vaglio








