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Enrico Baiano interpreta quindici sonate di Scarlatti

A Villa Pignatelli un ottimo recital del clavicembalista napoletano nell’ambito della rassegna “Ritorno al Barocco - da Caravaggio a Vanvitelli”

Foto Enrico BaianoSecondo appuntamento con “Ritorno al Barocco - da Caravaggio a Vanvitelli”, manifestazione organizzata dall’Associazione Alessandro Scarlatti, che si avvale della collaborazione della Soprintendenza speciale per il Polo Museale Napoletano.

Si tratta di una rassegna formata da cinque concerti, che si terranno nei luoghi legati all’omonima mostra itinerante apertasi a dicembre, tutti affidati al clavicembalista di fama mondiale Enrico Baiano.

Questa volta la sede prescelta era il Museo Pignatelli, con un programma incentrato su quindici sonate di Domenico Scarlatti.

Più che soffermarci sulle peculiarità e differenze relative ai brani eseguiti per l’occasione, scelti alternando quelli caratterizzati da movimenti lenti con quelli contraddistinti da tempi veloci, la recente serata ci offre lo spunto per qualche notizia su uno dei capisaldi, nonché fermo punto di riferimento, della musica per tastiera di tutti i tempi.

Le Sonate di Domenico Scarlatti rappresentano un corpus di circa 556 brani, dei quali solo 30, appartenenti alla raccolta “Essercizi per gravicembalo”, furono stampati in vita e sottoposti alla supervisione dell’autore, mentre tutti gli altri, rimasti in forma di manoscritti, vennero pubblicati postumi, subendo spesso ampi rimaneggiamenti, anche perchè il compositore era piuttosto avaro nelle indicazioni.

Un caso eclatante al riguardo è rappresentato dall’opera di Alessandro Longo che, a partire dal 1906, curò per la Ricordi una revisione critica delle sonate di Scarlatti, molte delle quali personalmente recuperate nelle varie biblioteche europee.

Un’opera monumentale, che ebbe indubbiamente il grande merito di aver riportato in auge la produzione clavicembalistica dell’autore napoletano, ma su cui pesa non poco il punto di vista personale di Longo, che preferì adattare i brani alla sensibilità del Novecento.

Se questi, molto per sommi capi, sono i problemi legati alle partiture, dal punto di vista stilistico, le sonate di Scarlatti si caratterizzano per la presenza di un universo sonoro molto ampio, frutto delle diverse esperienze maturate prima in Italia dove, anche all’ombra del padre Alessandro, aveva soggiornato in tutti i principali centri musicali, poi in Spagna, giuntovi da Lisbona come educatore di corte dell’Infanta Maria Barbara del Portogallo, quando quest’ultima si spostò a Siviglia per sposare Ferdinando delle Asturie.

Sicché i ritmi, gli umori e le tradizioni popolari di due grandi paesi, come Italia e Spagna, convergono, si sovrappongono, fino a riemergere trasformate dall’estro unico del grande musicista.

Da quanto finora esposto si evince che, chiunque voglia confrontarsi nel modo giusto con una qualsiasi delle sonate scarlattiane, deve far precedere, al momento esecutivo, uno studio storico e filologico serio e approfondito.

Per tale motivo i musicisti che riescono a confrontarsi in modo ottimale con questo particolare tipo di produzione sono pochissimi e, fra loro, rientra sicuramente anche Enrico Baiano.

Abbiamo ascoltato diverse volte il maestro eseguire alcune delle sonate di Scarlatti e, in ogni occasione, è sempre riuscito a trasmettere nuove emozioni, fornendo interpretazioni che non si dimenticano.

Anche nel recente appuntamento di Villa Pignatelli non ha smentito la sua fama, confezionando un programma che evidenziava i diversi volti del repertorio scarlattiano.

Si è trattato di un concerto di elevatissimo livello, contraddistinto da timbri e colori eccezionali, frutto dell’estrema abilità dell’esecutore, abbinata all’uso di uno strumento dotato di una brillantezza di suono straordinaria, copia costruita dal parigino Olivier Fadini nel 1991 avendo come riferimento un clavicembalo di tipo franco-fiammingo, che Etienne Blanchet creò nel 1733, ancora oggi conservato in ottime condizioni nel castello di Thoiry (situato a circa 50 chilometri da Parigi).

Grandissimo il successo finale, con relativa richiesta di bis, da parte di un pubblico visibilmente soddisfatto, che si è concretizzata con l’esecuzione della Sonata K. 208 in la maggiore, a suggello di una splendida serata musicale.