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Francesco Cafiso in viaggio verso la maturità

Il giovanissimo talento del sax, con il suo Island Blue Quartet, incanta la platea di Castel S. Elmo.

Foto Island Blue QuartetSerata di grandi appuntamenti quella di mercoledì scorso a Napoli, che vedeva, da una parte, l’inaugurazione della stagione lirica del Teatro di S. Carlo e, dall’altra, il talentuoso e giovanissimo sassofonista Francesco Cafiso a Castel S. Elmo, nell’ambito della stagione dell’Associazione Scarlatti.

La sovrapposizione non ha però creato eccessivi problemi in quanto, secondo una regola non scritta, sono pochi gli appassionati di jazz che amano la lirica e viceversa, per cui l’auditorium di Castel S. Elmo era comunque pieno.

Cafiso si è presentato con la sua attuale band tutta siciliana, l’Island Blue Quartet (v. foto), formata da Giovanni Mazzarino (pianoforte), Nello Toscano (contrabbasso) e Dino Rubino (tromba e flicorno), proponendo buona parte del recente “A New Trip”, cd inciso dalla casa discografica Philology, che consta di otto pezzi originali, creati dai diversi componenti del gruppo.

Così, di Cafiso abbiamo ascoltato il brano che ha fornito il titolo del disco e l’intrigante Enigmatic Night, caratterizzata da un lungo assolo del pianoforte, mentre le atmosfere sudamericane di Pablo e il serrato dialogo fra gli strumenti presente in Conversations erano opera di Dino Rubino.

A Giovanni Mazzarino appartenevano, invece, Piazza e Retrato, entrambi di carattere descrittivo, che hanno preceduto la chiusura, rivolta ad un brano extra-cd, il blues Night Mist di Ahmad Jamal.

Nel complesso lo stile dei diversi pezzi risulta abbastanza lontano dal jazz dei nostri giorni, dove la ricerca ossessiva di nuove sonorità porta spesso a snaturare l’essenza stessa dello strumento.
In poche parole, pur nel suo virtuosismo, il sassofono di Cafiso rimane tale, così come tali rimangono gli altri strumenti, con buona pace dei fautori dell’innovazione a tutti i costi, il che, unito all’uso di ritmi popolari provenienti da diverse culture musicali, rende molto fruibile il prodotto finale.

Uno sguardo agli interpreti per sottolineare, se ancora ce ne fosse bisogno, l’enorme talento di Francesco Cafiso che, pur avendo appena venti anni, ha già una esperienza da veterano e un piglio da leader, per cui gli spetta naturalmente la parte del leone.

Nonostante ciò ha avuto l’intelligenza di scegliere, per la sua formazione, altri tre musicisti di elevatissimo valore, come il giovane Dino Rubino (vincitore nel ’98 del prestigioso concorso nazionale Massimo Urbani come miglior talento emergente del jazz italiano) e i meno giovani Giovanni Mazzarino e Nello Toscano, con cui dialoga meravigliosamente, lasciando loro in più occasioni la ribalta.

Il risultato conclusivo è un gruppo quanto mai affiatato ed equilibrato (che riesce anche a fare a meno di uno strumento normalmente fondamentale come la batteria), grazie al quale Francesco Cafiso ha intrapreso un nuovo viaggio, avente come mete altri prestigiosi traguardi e una sempre maggiore autonomia artistica.