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Il canto perduto del Laus Concentus

Sala piena per il terzo appuntamento del XXII Festival di Musica Antica di Salerno, che ha ospitato la prestigiosa voce del basso Riccardo Ristori (articolo di Olga Chieffi)

Foto Ristori e Laus ConcentusPubblico in piedi, al complesso di Santa Sofia, tra cui abbiamo intravisto anche il soprano Renata Fusco e il gruppo dell’Antica Consonanza, per il concerto del Laus Concentus, composto dal basso Riccardo Ristori, sostenuto dalla viola da gamba di Maurizio Less, dalla tiorba di Maurizio Piantelli e dal cembalo di Danilo Costantini, protagonista del terzo appuntamento del XXII Festival di Musica Antica di Salerno.

Programma particolare quello richiesto all’ensemble da Carmine Mottola, direttore artistico e catalizzatore da quasi quarant’anni della musica antica a Salerno, che ama intessere il suo cartellone, quest’anno dedicato interamente a Georg Friedrich Haendel, di un filo rosso, annunciato dall’immagine scelta per il manifesto, che lega tutte le tappe di un viaggio che si rinnova di edizione in edizione.

Le cantate per basso nel periodo barocco, infatti, sono una vera e propria rarità quasi mai eseguite in concerto.

Composte nel corso del suo soggiorno italiano tra il 1708 e il 1709, sono state presentate dalla meravigliosa voce di Riccardo Ristori, due cantate di Händel, “Nell’africane selve”, una delle sue cantate italiane più belle e “Dalla guerra amorosa”, una riflessione sulla bellezza che fugge.

Esse sono messe a confronto con altre due cantate di compositori italiani che ebbero rapporti diretti con Händel, offrendo un interessante panorama musicale: la prima è “Amenissimi prati” del grande compositore napoletano Domenico Scarlatti; l’altra, “Lidia pur giunta è l’ora”, è una delle cinque cantate conosciute di Filippo Amedei detto Pippo del violoncello (1670-1730), un fulgido esempio di questo genere caratterizzata da momenti di intenso cromatismo.

In scaletta anche alcuni brani strumentali: due Sonate per clavicembalo solo di Händel e Domenico Scarlatti e la Sonata in sol minore per viola da gamba e continuo di Händel; infine una Toccata per clavicembalo di Johann Adolph Hasse (1699-1783), compositore tedesco largamente influenzato dalla musica italiana.

Un successo annunciato quello di Riccardo Ristori, che è stato latore di perfetti recitativi, intercalanti arie di genere tenero e affettuoso, adorne di infiorettature apparentemente semplici, attraverso l’arte dei fiati ed equilibrando il suono pieno e vibrante della zona grave e inferiore centrale, ottenendo un’ emissione mista, che gli assicura omogeneità a tutta la gamma vocale.

Danilo Costantini, ha invece messo in luce il luminoso e prezioso barocco strumentale di Haendel e Domenico Scarlatti, fatto di maturità tecnica e di audacia del vocabolario armonico, legato nei suoi momenti estremi alla pratica della doppia e della tripla acciaccatura.

Intensa la lettura da parte dell’Ensemble della Sonata in Sol Minore di Johann Adolph Hasse, costruita essenzialmente su di un microscopico controllo energetico, sull’eleganza del decoro, sulla finezza e sulla limpidezza, creato da un empatico lessico familiare.

Standing ovation per l’ensemble che richiesto del bis ha ringraziato l’uditorio con un’aria dalla musiche di scena per “La tempesta” di William Shakespeare firmate da Henry Purcell, in cui l’autore si impadronisce dell’omofonia col basso continuo, tipico dello stile di concerto, caratterizzato da un ritmo aggressivo, da una salda linea del basso e da un’armonia organizzata con chiarezza.

Ancora virtuosismi e calorosi applausi per Riccardo Ristori e per il Laus Concentus, da un pubblico stregato dagl’incantamenti della musica barocca.