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Marco de Tilla: Suoni Italiani

Dalla Phonector un cd di grande spessore dedicato al jazz di casa nostra

Copertina cd Suoni ItalianiNato a Napoli nel 1977, il contrabbassista Marco de Tilla possiede un’enorme esperienza, frutto anche di una sua particolare irrequietezza, che lo ha portato sia ad intraprendere spesso nuovi studi (senza necessariamente completare quelli precedenti), sia a frequentare artisti attivi in campi che vanno dalla musica leggera al jazz.

Il suo apporto al settore jazzistico è stato sempre notevole, concretizzatosi nella fondazione di varie formazioni e, abbastanza recentemente, nell’uscita di un paio di cd per la casa discografica tedesca Phonector, intitolati rispettivamente “Suoni Italiani” e “By the waves”.

Oggi ci occupiamo del primo, ripromettendoci di parlare quanto prima anche del secondo.

“Suoni Italiani” nasce con l’intento, dichiarato apertamente da de Tilla, di omaggiare tutti quei grandi jazzisti del nostro paese, per la maggior parte ancora sulla cresta dell’onda, distintisi anche come compositori.

Già questo primo passo non è stato affatto semplice, perchè costringeva ad una indispensabile selezione, essendo veramente elevato il numero di artisti italiani che, nel duplice ruolo di autori e solisti, hanno ottenuto riconoscimenti prestigiosi e grandi affermazioni anche negli USA, patria d’origine del genere.

Il secondo step consisteva nel contornarsi di validi collaboratori, impresa anch’essa non facile, per la presenza di tanti musicisti italiani di livello internazionale.
A questa categoria appartengono sicuramente Marco Sannini (tromba e flicorno), Vincenzo Saetta (sax alto), Nicola Andrioli (pianoforte) e Leonardo De Lorenzo (batteria), che de Tilla ha voluto come suoi collaboratori in questo interessante progetto.

Rimaneva il dilemma relativo ai brani da interpretare, o meglio da re-interpretare, in quanto fra gli scopi del contrabbassista vi era quello di apportare il personale contributo a pezzi preesistenti, tramite arrangiamenti nuovi ed originali.

Alla fine la scelta è caduta su dieci composizioni di altrettanti autori, in una panoramica che va da “Taceas, me spectes” di Salvatore Bonafede, appartenente al cd “Journey to Donnafugata”, a “Air Song” di Francesco D’Errico.

Fra questi due si susseguono lavori creati da altri nomi di grande prestigio e risonanza, quali Enrico Pieranunzi (“Don’t forget the poet”), Luca Flores (autore di “For those I never knew”, morto suicida nel 1995 e salito alle cronache grazie ad un libro scritto su di lui da Veltroni), Stefano Bollani (“Elena e il suo violino”), Paolo Fresu (“Fellini”), Marco Sannini (“The tale of the black coat”), Antonio Faraò (“Song for Shorter”), Maurizio Giammarco (“Sale for love”), Enrico Rava (“Bella”).

Ogni brano offre la possibilità ai componenti del quintetto di evidenziare sia il grande affiatamento raggiunto, sia l’eccezionale abilità solistica di ciascun musicista, per cui assistiamo, nell’ambito del medesimo pezzo, ad una successione di assoli pregevolissimi o di dialoghi di elevato virtuosismo.

Alla base di tutto vi sono gli splendidi arrangiamenti di Marco de Tilla, talora volutamente spiazzanti, che con il contrabbasso fornisce il suo solido contributo, rimanendo spesso dietro le quinte per lasciare la ribalta ai colleghi.

Ricordiamo, infine, il terzetto aggiuntosi nell’ultimo brano, formato dalla vocalist tedesca Iris Romen, Enzo Orefice alle tastiere e Pasquale Benincasa alle percussioni (quest’ultimo impegnato anche nel pezzo di Bollani).

In conclusione un disco di elevatissimo spessore, affidato a musicisti di caratura internazionale, riuniti per l’occasione da Marco de Tilla, a sua volta confermatosi artista di talento sia come interprete che come compositore.