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Sergio Orabona esalta la tradizione organistica tedesca e francese

Eccezionale recital del giovane musicista napoletano nell’ambito dei “Vespri d’organo”

E’ stato Sergio Orabona ad illuminare il secondo appuntamento della IV edizione della rassegna “Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli - Vespri d’organo”, organizzata dall’Associazione Trabaci, il cui direttore artistico è il maestro Mauro Castaldo

Nella Chiesa dell’Immacolata al Vomero, il giovane organista ha proposto un repertorio compreso fra Settecento e gli inizi del Novecento, incentrando il suo recital su quattro autori: Bach, Mendelssohn, Bossi e Vierne.

Di Bach sono stati eseguiti la Fantasia in sol maggiore BWV 572 ed il Preludio e fuga in mi minore BWV 533, appartenenti alla produzione giovanile e piuttosto particolari.

Infatti il primo, oltre a presentare le indicazioni dei tre movimenti in francese, almeno nel primo dei tre tempi risulta privo di quelle architetture poderose, che caratterizzano la musica bachiana, per cui non sembra opera dell’autore tedesco.

Dal canto suo il secondo, scritto nel periodo in cui risiedeva fra Arnstadt e Weimar (1703-1708), è noto per la brevità, al punto che viene a volte definito Preludio e fuga “Piccolo”.

Pezzo forte della serata, la successiva e monumentale Sonata n. 1 in fa minore-fa maggiore di Mendelssohn, tratta dalle Sei sonate, op. 65 , composte nel 1844-45.

All’epoca il musicista era molto più famoso in Inghilterra che in Germania, ed aveva avuto l’incarico, dall’editore londinese Coventry & Hollier, di revisionare le opere organistiche di Bach.

In aggiunta gli furono chiesti alcuni nuovi brani, possibilmente ispirati al “voluntary” ma, poiché Mendelssohn non aveva alcuna idea al riguardo di questo genere esclusivamente britannico, decise di dare vita ad una raccolta, ispirata ai corali luterani ed alla musica di Bach, dove è comunque riconoscibile anche il suo stile, divenuta uno dei capisaldi della musica organistica dell’Ottocento.

Il successivo Stunde der Weihe, op. 132 n. 4, apparteneva ai “Cinque pezzi in stile libero” di Marco Enrico Bossi, uno dei pochi autori di musica per organo che l’Italia abbia avuto negli ultimi due secoli.

Nato a Salò, abbinò una solida formazione ad un respiro europeo, e il succitato brano ne è un chiaro esempio, con il suo titolo in tedesco ed uno stile che invece rimanda alla scuola francese.

A quest’ultima appartenevano i due brani conclusivi, Andantino, dai “24 Pièces de Fantaisie, op. 51″ (1926) e Carillon de Longpont, dai “24 Pièces en style libre” (1913), entrambi del grandissimo compositore transalpino Louis Vierne.

Venendo a Sergio Orabona, splendido interprete della serata, gli va innanzitutto dato il merito di aver confezionato un programma molto equilibrato, contraddistinto da brani prevalentemente di raro ascolto.

Inoltre, ha fornito una esecuzione di elevatissimo livello, brillante e molto raffinata, mettendo nel contempo in evidenza le potenzialità dello splendido organo Mascioni.

In conclusione, pur se è giunta appena al suo secondo appuntamento, vi sono tutte le premesse affinché la rassegna organizzata dall’Associazione Trabaci confermi, anche in questa nuova edizione, la sua principale peculiarità, consistente nell’affidare la diffusione della musica organistica a prestigiosi interpreti.