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Un sestetto straordinario

Leonidas Kavakos a capo di una formazione cameristica eccezionale che entusiasma la platea dell’Associazione Scarlatti

Foto KavakosSplendido protagonista del concerto di apertura della stagione dell’Associazione Scarlatti, nel duplice ruolo di solista e direttore d’orchestra, il violinista greco Leonidas Kavakos è ritornato sul palcoscenico dell’Auditorium di Castel S. Elmo.

Questa volta si è presentato insieme a cinque amici di vecchia data, la violinista Hanna Weinmeister, i violisti Hariolf Schlichtig e Diemut Poppen e i violoncellisti Patrick Demenga e Quirine Viersen.

L’ensemble così formato ha dato vita ad una serata entusiasmante, confrontandosi con tre sestetti, appartenenti rispettivamente alla produzione di Dvořák, Schuloff e Ciaikovskij.

Per quanto riguarda i succitati brani, va innanzitutto ricordato come il Sestetto in la maggiore, op. 48 di Dvořák abbia avuto come fonte di ispirazione i due lavori che Brahms scrisse per il medesimo organico, rappresentando nel contempo un omaggio all’autore tedesco, che lo aveva raccomandato presso l’editore Simrock quando il compositore boemo non era ancora famoso.

Dal punto di vista musicale, la composizione è ricca di elementi popolari, in particolare nel secondo movimento (“Dumka”) e nel terzo (“Furiant”), che fanno riferimento in maniera specifica ad un canto e a una danza ceche.

Relativamente a Schulhoff (1894-1942), praghese di origini ebraiche, la sua storia meriterebbe un articolo a parte, ma ci limitiamo a ricordare l’entrata nel conservatorio di Praga ad appena dieci anni, grazie ai buoni uffici di Dvořák, una formazione musicale solidissima, che gli permise di spaziare, sia come compositore che come interprete in vari campi musicali, dal jazz alla microtonalità, e la fine tragica nel campo di concentramento di Wülzburg.

Il Sestetto per due violini, due viole e due violoncelli risale al 1924 ed ebbe la “prima” nel 1925 al Festival di Donaueschingen.

Brano sicuramente moderno, in esso si possono ritrovare numerosi richiami alle correnti innovative di quel periodo, alcuni legati alla musica francese e, non a caso, il dedicatario dell’opera fu il transalpino Francis Poulenc.

Ultima composizione in programma, il Sestetto in re maggiore, op. 70, scritto da Ciaikovskij nel 1890 per la Società di Musica da Camera di S. Pietroburgo, come ringraziamento per essere stato nominato membro onorario dell’istituzione.

Il lavoro fu presentato al pubblico, nella sua versione definitiva, solo nel 1892 e, pur contenendo numerosi temi tratti dalla tradizione popolare russa, è noto con il nome di “Souvenir de Florence”, in quanto sembra che il musicista iniziò a comporlo durante un suo soggiorno fiorentino.

Un programma, come si può comprendere, particolarmente complesso e corposo, che ha permesso ai sei protagonisti, capeggiati da Kavakos, attualmente fra i violinisti più completi e versatili presenti sulla scena internazionale, di fornire un saggio della loro eccezionale bravura.

La caratteristica di questo straordinario ensemble è che tutti i componenti sono dei solisti di caratura internazionale per cui, chiamati a passaggi solistici, evidenziano in modo deciso l’assoluto valore che li contraddistingue ma, nello stesso tempo, quando la partitura lo richiede, riescono, senza sacrificare un briciolo della propria individualità, a trovare un’amalgama ed un affiatamento pressocché perfetti con risultati sonori eccezionali.

In più va segnalata la costante ricerca del particolare, che porta ad interpretazioni semplicemente sontuose.

Come esempio ricordiamo l’ultimo brano in programma che, usando le parole di Ciaikovskij, doveva essere costituito da “…sei parti indipendenti e nello stesso tempo omogenee”.

Per una strana sorte, “Souvenir de Florence” è stato eseguito a Napoli già altre tre volte nel breve volgere di poco più di un anno, da prestigiosi ensemble e con esiti sempre ottimi.

Eppure l’interpretazione concepita dal sestetto guidato da Kavakos risultava unica, disegnando un percorso che lasciava ampi spazi a particolari e sfumature, quasi sempre sacrificati da versioni che puntano soprattutto ad evidenziare il lato energico, sicuramente di maggior richiamo per gli ascoltatori.

A proposito del pubblico, va sottolineata la grande attenzione dimostrata dai numerosi spettatori durante l’intero arco del concerto, consapevoli di assistere ad un avvenimento di grande rilievo, e gli applausi scroscianti che hanno salutato la conclusione di ogni brano.

Dopo questa, che in un certo senso può essere considerata un’anticipazione delle “Serate di Musica d’insieme” previste per marzo, la stagione dell’Associazione Scarlatti proseguirà giovedì 21 gennaio con un recital del duo formato dal violinista Robert Atchison e dalla pianista Olga Dudnik, impegnati in un programma molto interessante e di ampio respiro.