Questo sito contribuisce alla audience di

Gioconda De Vito interpreta Mozart e Brahms

La collana storica della Naxos dedica un cd alla prestigiosa violinista pugliese

Copertina cd De VitoQuando si ha a che fare con una figura musicale leggendaria, pur se vissuta anche in anni non molto lontani dai nostri, è molto difficile discernere quanto ci sia di verità e quanto invece le notizie che la riguardano siano frutto della fantasia dei giornalisti o dei biografi.

Questo è vero tanto più se l’artista in questione ha fatto della riservatezza uno dei punti cardine della propria esistenza, come è accaduto per la violinista Gioconda De Vito, nata nel 1907 a Martina Franca, in provincia di Lecce.

Bambina prodigio, entrò a 11 anni al Conservatorio di Pesaro, studiando con Remy Principe, si diplomò a 13 anni, iniziando la sua carriera di solista e, a soli 17 anni, era già docente di violino al neonato conservatorio di Bari.

Il suo primo grande successo lo ottenne nel 1932, quando vinse il Primo Concorso Internazionale di Violino a Vienna, e si racconta che Jan Kubelík (padre di Rafael e fra i giurati della competizione), dopo avere ascoltato la sua interpretazione della Ciaccona in do minore di Bach, salì sul palcoscenico e volle baciarle la mano in segno di riconoscenza.

La sua carriera di docente proseguì prima a Palermo e poi all’Accademia di Santa Cecilia a Roma, dove arrivò anche per l’interessamento di Mussolini che, nel frattempo, divenuto suo ammiratore, era intenzionato a regalarle lo Stradivari soprannominato “Toscano”.

Ma lo scoppio della guerra non permise che ciò accadesse, anche se la De Vito non avrebbe probabilmente mai accettato un dono del genere, e il “Toscano” arrivò soltanto nel dopoguerra, acquistato dall’Accademia di Santa Cecilia, con l’intermediazione del governo italiano, che lo affidò “ad vitam” alla violinista.

A proposito di violini, la De Vito possedeva un altro Stradivari, il “Bazzini”, prestatole da un ammiratore ungherese (più maneggevole del “Toscano”), mentre nel 1956 ebbe in dono dal marito un Ferdinando Gagliano del 1762, ribattezzato “Gioconda De Vito”.

Per quanto riguarda la carriera della violinista, essa fu prestigiosa, ma abbastanza breve, per motivi molto differenti fra loro.

Innanzitutto la docenza non le permetteva di intraprendere lunghe tournée, per cui, fino a che insegnò a Santa Cecilia, le sue esibizioni all’estero si limitarono alla Germania (non dobbiamo dimenticare che siamo nel periodo a ridosso della seconda guerra mondiale).

In secondo luogo, la guerra interruppe praticamente ogni tipo di attività e, infine, il successo ottenuto in Europa, a partire dal 1948, anno dell’esordio britannico, non le impedì di abbandonare la ribalta nel 1961, all’apice della notorietà (senza alcun rimpianto e con molta determinazione).

La decisione di troncare la sua carriera, quando si era resa conto che non avrebbe potuto dare di più, maturò forse dopo aver assistito ad un recital di Cortot, ormai sul viale del tramonto.

Si ritirò quindi nella sua villa di campagna nell’Hertfordshire, insieme al marito David Bicknell, produttore della EMI, conosciuto nel 1947 nel corso del suo primo viaggio a Londra e sposato nel 1949.

Questo fino al 1988, quando il consorte morì e la De Vito ritornò in Italia, dove terminò i suoi giorni nel 1994 a Roma.

Ci sarebbe ancora molto da dire su questa figura leggendaria, ammirata anche da Pio XII, che più di una volta la invitò ad esibirsi in Vaticano e cercò in tutti i modi di farla recedere dall’abbandono delle scene, ma per ulteriori approfondimenti vi rimandiamo al libro di Corrado Roselli intitolato “Gioconda De Vito, un mito dimenticato”.

Dopo questo lungo preambolo, indispensabile per inquadrare una figura così prestigiosa, veniamo alla recensione del cd della Naxos che, nell’ambito della apposita collana, propone due interessantissime incisioni storiche.

La prima è del 1949 e riguarda il Concerto per violino e orchestra n. 3 in sol maggiore K. 216 di Mozart, registrato dalla De Vito con la Royal Philharmonic Orchestra, diretta da Thomas Beecham, negli studi londinesi di Abbey Road e quindi appartenente in precedenza al catalogo EMI.

La seconda, datata 1941, proviene dal catalogo Deutsche Grammophon ed è relativa al Concerto per violino e orchestra in re maggiore, op. 77 di Brahms, uno dei suoi cavalli di battaglia, dove la musicista è accompagnata dall’Orchestra del Teatro dell’Opera Tedesca, diretta da Paul van Kempen.

In entrambi i casi si tratta di ottime registrazioni, che presentano il grande pregio di restituirci un’artista di estremo talento, dotata di una tecnica straordinaria al servizio della cantabilità, in grado di emettere note di estrema chiarezza e trasmettere fortissime emozioni.

A tal proposito sono sufficienti le prime note del concerto mozartiano per comprendere sia le ragioni della forte impressione che destò la sua prima tournée londinese, sia il fatto che, nonostante insegnò per un discreto periodo di tempo, non ebbe praticamente eredi artistici.

Ricordiamo ancora, solo per curiosità, che il Concerto di Mozart si avvale, nel primo movimento, di una cadenza di Donald Tovey, critico, musicologo, pianista e compositore britannico noto soprattutto in patria e chiudiamo ringraziando per l’ennesima volta la Naxos che ha contribuito ad evidenziare un’altra prestigiosa figura della musica italiana troppo presto dimenticata.