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Il Liszt di Giusy Caruso fra tentazioni diaboliche ed impeti religiosi

Dalla Sipario Dischi il cd di esordio della pianista calabrese intitolato “Il misticismo di un diabolico romantico”

Copertina cd Giusy CarusoScorrendo la vita di Franz Liszt (1811-1886), ci si accorge di essere di fronte ad una figura ricca di contraddizioni, capace di iscriversi alla Massoneria, avere diversi figli da relazioni con donne sposate e, nel contempo, professarsi fervente cattolico, essere colpito da numerose crisi mistiche e trascorrere da abate gli ultimi venti anni della sua esistenza terrena.

Focalizzando il suo operato in ambito musicale, ritroviamo sicuramente una maggiore coerenza, in quanto il Liszt compositore, con le sue creazioni di elevato virtuosismo, fu spesso al servizio del Liszt interprete.

Come solista, in particolare, girò in lungo ed in largo tutta l’Europa, dovunque osannato, rappresentando l’equivalente di Paganini in campo pianistico, grazie alle sue doti di straordinario esecutore, che sovente sfociavano nell’istrionismo e, non a caso, a lui si deve l’invenzione del recital come lo concepiamo oggi.

Ma, circoscrivere Liszt alla stregua di un fenomeno da baraccone, appare molto riduttivo, in quanto le sue composizioni, se da una parte impongono indiscutibilmente all’interprete fatiche quasi inumane, dall’altra sono accompagnate da una grande conoscenza della scrittura musicale, per cui il suo apporto in ambito “classico” appare molto più significativo di quanto si voglia far credere.
Lo possiamo riscontrare anche nel cd della Sipario Dischi, dal titolo “Il misticismo di un diabolico romantico”, che segna l’esordio in campo discografico di Giusy Caruso, versatile pianista calabrese, giovane ma già ricca di esperienze, che agli studi musicali abbina quelli filosofici e, tra l’altro, è anche una specialista del repertorio di Messiaen.

A conferma del titolo, l’incisione è orientata verso il lato pio di Liszt, lasciando a quello satanico solo il brano di apertura, “Après une lecture du Dante” (Fantasia quasi sonata), che risale al 1849.

Si tratta del pezzo più lungo ed elaborato appartenente al secondo volume de “Les Années de Pèlerinage”, il primo dei due dedicati all’Italia, e fa riferimento alla Divina Commedia, descrivendo i differenti stati d’animo delle anime dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso (con una netta predilezione per i passaggi “infernali”).

Con i successivi St. François d’Assise: “La prèdication aux oiseaux” e St. Françoise de Paule marchant sur les flots, siamo nel pieno del Liszt mistico, considerando che questi due pezzi, racchiusi sotto la dicitura di Deux Légendes, furono scritti fra il 1863 ed il 1865, in un periodo religiosamente travagliato al termine del quale prese i voti come abate.

E’ poi la volta di “Invocation”, primo dei dieci pezzi, alcuni originali, altri frutto di trascrizioni e rielaborazioni di brani suoi e di altri autori, della raccolta Harmonies poétiques et religieuses (1845-1852), che indica come già anni prima la tematica sacra non era stata estranea all’autore ungherese.

La parte conclusiva del cd è invece rivolta ad alcune trascrizioni per pianoforte, un genere nel quale Liszt dimostrò tutta la sua maestria (basti pensare alla versione per due pianoforti della “Nona” di Beethoven).

Anche qui, naturalmente, siamo di fronte a pezzi sacri, precisamente i mozartiani Ave Verum Corpus, Confutatis maledictis e Lacrymosa, questi ultimi due appartenenti al celeberrimo Requiem e il Cujus animam, dallo “Stabat Mater” di Rossini, che chiude il disco.

Per quanto riguarda il lato interpretativo, Giusy Caruso, dà il giusto risalto ad ognuna delle composizioni proposte, affrontando con estrema bravura sia le impressionanti sonorità del brano iniziale, sia le delicate descrizioni di stampo impressionistico insite nelle due Leggende, così come riesce ad evidenziare la solennità religiosa di “Invocation” e la solida struttura che caratterizza le trascrizioni dei pezzi sacri.
Il tutto sempre nell’ottica di un’esecuzione che va al di là del mero virtuosismo (senza dubbio la componente principale, ma non l’unica), il che ci permette non solo di apprezzare maggiormente le composizioni di Liszt, ma anche di sfatare un luogo comune sostenuto da molti, secondo il quale la sua produzione, al di là dell’imposizione di difficoltà tecniche, sarebbe piuttosto povera di contenuti.

Ricordiamo, infine, che il cd contiene un breve ma esauriente libretto di accompagnamento, curato dalla pianista, ed una significativa immagine di copertina, opera della pittrice Stefania Siragusa, intitolata “Fluttuazioni punteggiate”, che completano nel migliore dei modi un disco già di per sé molto elevato dal punto di vista artistico.