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Il ritorno di Andrea Lucchesini

Il pianista toscano ha infiammato l’uditorio del Verdi con una magistrale interpretazione dei preludi di Chopin e dello Scherzo n. 2 (articolo di Olga Chieffi)

Foto Andrea LucchesiniIl ricordo del tocco di Andrea Lucchesini era ancora vivissimo, quando domenica pomeriggio alle ore 16 è trillato il terzo campanello del teatro Verdi, sulla presentazione del Maestro di cerimonie Giancarlo Cuciniello, in mancanza di un programma stampato, per avvertire il pubblico che stava per iniziare il concerto.

Sul finire degli anni ’80 il nostro ricordo del pianista toscano, allora giovanissimo, è legato ad una sua performance nella sala S.Tommaso, nel corso della quale eseguì la celeberrima Ciaccona in re minore dalla partita per violino n. 2 di Johann Sebastian Bach, trascritta da Ferruccio Busoni, e al bis, una straordinaria “Campanella” di Franz Liszt.

Domenica, un Lucchesini, certamente più maturo, ha affrontato, su di un pianoforte disdicevole per il suo magistero, addirittura scordato nell’ottava acuta, due Improvvisi dall’op. 90, di Franz Schubert, il secondo e il terzo, pagine che il solista ha entrambe eseguito con un’attenzione estrema e un’estrema circospezione.

Il pianoforte, infatti, è per Schubert, effettivamente un derivato del clavicordo, aperto alle più sottili variazioni della dinamica e a una dizione alitante e, in questa attenzione alle minime sfumature, risiede la maggiore novità della sua scrittura pianistica.

Lucchesini ha evocato uno Schubert che si chiude nel cuore dell’emozione soggettiva, si confonde col vapore del ricordo, frantumandosi in tanti rivoli di memorie.

Mai in queste due miniature il pianoforte ha mostrato una così tenera e trascinante profondità, riuscendo a esprimere, così in segreto, il moto della passione, del cuore e della mente insieme.

E siamo al gioco intellettualistico del Carnaval op.9 di Robert Schumann, del quale Lucchesini ha così aperto l’anno celebrativo del bicentenario della nascita, condotto con una leggerezza e un’eleganza che mettono il compositore al riparo sia dal bozzettismo salottiero che da scoperte inquietanti.

Con tecnica precisa e lucente come una spada affilata, il pianista ha lasciato intuire che certe scritture complesse di Schumann possono anche essere considerate non decadenti, scolpendo i passaggi lenti con cantabilità intensissime e concentrate, anziché con vaganti immaginazioni senza precisi contorni.

Ridurre al solo sentimento la musica di Schumann è come impoverirla. Schumann non si ferma, infatti, al sentimento: è la sostanza dell’esistenza che il suo pentagramma tenta di fissare; e le microstrutture delle sue ricche e complesse pagine testimoniano la mai frenata inventiva dei suoi tentativi.

La vita è un non senso che trova continue cristallizzazioni. Lucchesini di quelle cristallizzazioni sempre in sviluppo, ce ne ha offerto le rifrazioni, lo scintillio perpetuo, e la crudezza.

La seconda parte della serata è stata interamente dedicata all’esecuzione dei 24 Preludi di Fryderyck Chopin, anch’ egli, quest’anno, al centro delle celebrazioni per il bicentenario della nascita.

Andrea Lucchesini ha ancora offerto una performance magistrale, che ha evidenziato la sensibilità che il pianista ha sviluppato, non tanto per l’immanente colore timbrico delle tonalità quanto per i rapporti, per l’interesse della rete, ogni volta nuova, delle tonalità, in tempi, quali quelli che viviamo, in cui le formanti del linguaggio musicale che vengono preferibilmente messe in evidenza sono ben altre.

Splendido il “sotto voce” di Lucchesini, ovvero quel dominio del pianissimo, frutto di una studiatissima intenzione di proporzionare il suono su di una risonanza sempre pulita, con un uso del pedale dalla precisione di un incisore.

Lucchesini ha lasciato intravedere per intero in questa esecuzione dei preludi, il suo monumentale lavoro di ricerca, in cui le intuizioni geniali sono passate al vaglio dell’autocritica, di un rovello che fa delle sue esibizioni una specie di lectio magistralis, in cui la pagina del compositore regna sempre sovrana nella sua personale proiezione verso il futuro, che si rivolge alla coscienza collettiva del pubblico.

Uditorio che ha ri-abbracciato il pianista di Pistoia calorosamente, ottenendone in cambio un generoso bis, lo Scherzo n. 2, op. 31 di Chopin, il più popolare “avvincente all’estremo, da paragonare a una poesia di Lord Byron, così tenero, così ardito, così pieno d’amore come di disprezzo”. (R.Schumann).