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Jonathan Biss abbina Schubert a Kurtág

La Wigmore Hall Live ripropone l'ottimo concerto tenuto dal pianista statunitense nel maggio 2009 a Londra

Foto copertina cd BissWigmore Hall è un teatro londinese, edificato nel 1901 dal costruttore di pianoforti tedesco Bechstein (e per tale motivo inizialmente era chiamato Bechstein Hall), vicino al suo negozio in Wigmore Street, e concepito fin dall’inizio per ospitare concerti di musica da camera.

Trampolino di lancio per i giovani musicisti di tutto il mondo, ospita una serie di circa 400 eventi, molti dei quali trasmessi in diretta dalla BBC e numerose iniziative volte alla diffusione della musica classica, soprattutto fra coloro i quali sono impossibilitati, per motivi economici, a seguire i concerti che si tengono in altre sedi.

Sull’onda di questo consolidato successo, nel 2005 è nata anche una casa discografica, la Wigmore Hall Live, che ripropone in cd alcuni dei migliori concerti delle varie stagioni, rigorosamente “dal vivo”.

Fra essi vi proponiamo un recital tenuto da Jonathan Biss, prestigioso pianista trentenne statunitense, al suo esordio londinese, impegnato in un programma schubertiano, che però inizia e termina con due pezzi del compositore contemporaneo ungherese György Kurtág.

Una scelta abbastanza insolita, che lo stesso Biss giustifica, affermando, tra l’altro “…la musica di Kurtág presenta profonde radici nel passato e evidenzia un’anima estremamente sensibile” per cui, conclude, “Schubert e Kurtág rappresentano un’accoppiata molto naturale”

Per quanto riguarda i brani presenti nel cd, di Kurtág sono eseguiti Birthday elegy for Judit – for the second finger of her left hand e Hommage à Schubert, entrambi tratti da Játékok (Giochi), una serie di pezzi in miniatura, scritti dall’autore ungherese fra il 1972 ed il 1993, che lui stesso ha definito opera “suggerita dal bambino che si dimentica di se stesso mentre suona; quel bambino per il quale lo strumento è ancora un gioco.”

L’ampia pagina dedicata a Schubert comprende, invece, la Sonata per pianoforte in do maggiore D. 840 e la Sonata per pianoforte in la maggiore D. 959

La prima, iniziata nella primavera del 1825, venne abbandonata nell’aprile dello stesso anno, quando erano stati completati due movimenti (moderato e andante), pubblicati una trentina di anni dopo la morte del compositore, accompagnati dal titolo “Reliquie”, che non fu sicuramente apposto da Schubert.

Dal canto suo la Sonata in la maggiore D. 959 (1828), è la penultima composta da Schubert, nell’ambito di un gruppo di tre sonate scritte all’indomani della morte di Beethoven.

L’influenza di quest’ultimo è presente in ciascuna di esse e, nel caso in questione, il Rondo finale della D. 959 contiene riferimenti al Rondo beethoveniano, con il quale si chiude la Sonata n. 16 in sol maggiore.

Sempre rimanendo in tema, la Sonata, che costituisce attualmente uno dei lavori pianistici maggiormente eseguiti ed incisi, non solo dovette attendere il 1839 per essere pubblicata, ma rimase abbastanza sconosciuta fino al 1856, quando venne riscoperta e rivalutata dal musicologo britannico George Grove.

E veniamo all’interpretazione di Biss, la cui esecuzione denota innanzitutto una precisa volontà di entrare nei meandri, talora piuttosto misteriosi, della musica di Schubert, con il preciso intento di cercare di portare alla luce quello che, ad una prima e superficiale lettura, difficilmente riesce ad emergere.

Il tutto si traduce in un continuo esercizio di scavo e ricerca che, in alcuni casi, risulta abbastanza sorprendente, senza per questo snaturare lo spirito originario alla base di due composizioni dall’architettura molto complessa, dove si susseguono stati d’animo a volte contrapposti, abbinati anche a soluzioni per l’epoca innovative, poi accantonate, come nel caso della Sonata in do maggiore.

A questo va aggiunto l’accostamento inusuale con i brevissimi pezzi di Kurtág, il primo dei quali viene proposto quasi come prologo alla Sonata ed infatti gli applausi giungono solo alla fine della D 840.

In conclusione un cd che fa emergere un inatteso collegamento fra autori di ieri e di oggi, evidenziando nel contempo un nuovo approccio alla musica di Schubert, grazie al talento di Jonathan Biss, uno dei migliori fra i pianisti della sua generazione.