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La "Messe Solennelle" al Teatro di S. Carlo

Una buona esecuzione del capolavoro rossiniano apre la stagione sinfonica 2010 del massimo napoletano (articolo di Mauro Castaldo)

Foto RossiniLa stagione sinfonica del Teatro di San Carlo si è aperta recentemente con la “Messe Solennelle” di Gioachino Rossini, nella versione per soli, coro e orchestra, eseguita da un quartetto vocale formato da Teresa Romano (soprano), Marianna Pizzolato (contralto), Mario Zeffiri (tenore) e Ugo Guagliardo (basso), dal coro e dall’orchestra del massimo napoletano, il tutto sotto la direzione di Maurizio Benini (maestro del coro Salvatore Caputo).

La composizione, risalente agli anni 1863-1867 e scritta originariamente per soli, coro di dodici elementi, due pianoforti ed harmonium (da cui l’appellativo di “Petite” attribuitale dall’autore), risulta formata da quattordici pezzi, divisi equamente fra prima e seconda parte, caratterizzati da una forte inventiva ed originalità, dove si alternano musica sacra e profana.

Ai primi sette corrispondono il Kyrie e il Gloria, a sua volta suddiviso in Gloria in excelsis Deo, Gratias agimus tibi, Domine Deus, Qui Tollis, Quoniam e Cum Sancto Spiritu, mentre i restanti sono formati dal Credo (diviso in Credo, Crucifixus, Et resurrexit), da un Preludio religioso strumentale, dal Sanctus, da O Salutaris Hostia e dal conclusivo Agnus Dei.

Un lavoro, quindi, di grande complessità, che l’orchestra e il coro del Teatro di S. Carlo hanno ben eseguito, disegnando momenti di particolare suggestione nel “Preludio religioso”, pezzo esclusivamente strumentale, e nel “Sanctus” a cappella, mentre, sempre in ambito orchestrale, va segnalata la prova molto buona dei fiati.

Un ultimo cenno sui solisti, che hanno dato buona prova della loro vocalità, anche se il tenore è stato colpito da raucedine mentre cantava il “Domine Deus”.

In complesso un allestimento interessante, anche se non dirompente, che il pubblico, in verità non particolarmente numeroso, ha gradito, salutando la conclusione con un lungo applauso.