Questo sito contribuisce alla audience di

"La Serva Padrona" al Teatro Sancarluccio di Napoli

Con un allestimento brioso e scoppiettante la rassegna Convivio Armonico di Area Arte onora il terzo centenario della nascita di Giovanni Battista Pergolesi

Il 28 agosto 1733 fece il suo esordio al Teatro San Bartolomeo di Napoli l’opera “Il prigionier superbo”, che conteneva come intermezzo “La Serva Padrona”.

Entrambi vennero musicati da Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736), su libretto di Gennarantonio Federico, conoscendo un destino completamente differente e, caso non rarissimo, il successo dell’intermezzo finì per offuscare e far cadere nel dimenticatoio l’opera alla quale era stato abbinato.

Riguardo alla trama de “La Serva Padrona”, Federico prese come riferimento le tematiche contenute nel “Pimpinone” di Pietro Pariati, messo in musica da Albinoni (1708) e da Telemann (1725) e nella “Serva scaltra” di Hasse (1729).

Nelle due parti che compongono l’intermezzo, vediamo prima il delinearsi dei due personaggi principali, da un lato Uberto, il padrone, dal carattere debole, dall’altro Serpina, la serva, decisa a diventare l’effettiva padrona e prendere in mano le redini della situazione, cosa che può accadere solo se riuscirà a farsi sposare da Uberto.

Quest’ultimo, per liberarsi della serva, decide di prendere moglie e, per evitare che ciò accada, Serpina escogita uno stratagemma, con la complicità del servo Vespone, al quale promette una lauta ricompensa.

Infatti, nella seconda parte vediamo l’arrivo di Vespone, travestito da Capitan Tempesta, un militare violento e irascibile, presentato da Serpina come suo futuro sposo.

Egli impone a Uberto di fare una scelta immediata: o paga una cospicua dote per Serpina, oppure la dovrà sposare lui.

Naturalmente Uberto opta per la seconda ipotesi e l’intermezzo si chiude, dopo che Vespone ha rivelato le sue reali sembianze, con Serpina felice per aver ottenuto ciò che voleva.

Il suddetto intermezzo è stato recentemente proposto al Teatro Sancarluccio di Napoli, nell’ambito della sezione Anniversari della rassegna Convivio Armonico, curata dall’Associazione Area Arte.

L’allestimento era curato da Rosa Montano che, smessi provvisoriamente i panni da mezzosoprano, si è cimentata con ottimi risultati nella regia, creando una scena particolarmente vivace, resa possibile anche grazie al prezioso contributo di Lello Acanfora, ambientata in un paese di mare, chiara allusione a Pozzuoli, dove Pergolesi finì i suoi giorni appena ventiseienne.

In più, approfittando del clima carnevalesco, ha voluto che, oltre al protagonista maschile, vestito con una maglietta dove campeggiava l’immagine di Braccio di Ferro, anche i musicisti indossassero abiti da pescatori, mentre per Serpina, colf intraprendente e moderna, ha scelto i blue jeans.

Ben congegnati apparivano, inoltre, i movimenti dei tre protagonisti (a cominciare dall’entrata di Serpina sulla scena, che spolverava al ritmo della musica del suo iPod), che contribuivano a dare forza al brio ed alla piacevolezza insita nella parte strettamente musicale dell’intermezzo, e le note della canzone “Stessa spiaggia, stesso mare”, che facevano da sottofondo durante i ringraziamenti finali degli artisti.

Per quanto riguarda gli interpreti, cominciamo dai due protagonisti, con il bravissimo Giusto D’Auria (basso), che ha disegnato un ottimo Uberto, per vocalità e presenza scenica, ed una strepitosa Minni Diodati (soprano), perfetta nel ruolo di Serpina.

Di notevole impatto anche la presenza di Raffaele Raffio, il cui Vespone trasmetteva un’immediata simpatia ed anche un briciolo di tenerezza.

Relativamente alla parte strumentale, l’Ensemble “Le Musiche da Camera” (formato da Egidio Mastrominico, violino di concerto; Raffaele Tiseo, Vincenzo Bianco e Gianluca Pirro, violini; Fernando Ciaramella, viola; Leonardo Massa, violoncello; Ottavio Gaudiano, contrabbasso e Debora Capitanio, clavicembalo), ha ottimamente accompagnato i due solisti, mostrando un perfetto affiatamento con i due solisti.

Ricordiamo ancora i variopinti costumi, opera di Maria Pennacchio, ed il make-up degli artisti, curato da Nunzia Romano, che ha messo in evidenza in particolare la solarità di Minnie Diodato

In conclusione un allestimento ben fatto, che rappresenta un modo molto significativo per celebrare un grandissimo compositore, nel terzo centenario della nascita, ed indica che, quando ci sono idee e passione, è possibile dare vita a piccoli gioielli anche se si hanno pochi mezzi a disposizione.