Questo sito contribuisce alla audience di

Omaggio a Francesco d'Avalos

Alla Feltrinelli di Napoli Francesco Libetta interpreta alcuni brani del suo cd rivolto all’integrale delle composizioni per pianoforte del Maestro napoletano (articolo di Valentina Di Matteo)

Copertina cd musiche d'avalosMercoledì 3 febbraio la sala conferenze-concerti della libreria Feltrinelli di Piazza dei Martiri era gremita di gente.

Un folto pubblico era infatti accorso per la presentazione del cd della Nireo “Francesco d’Avalos: composizioni per pianoforte”, che raccoglie i brani dedicati dal Maestro al pianista salentino Francesco Libetta e da quest’ultimo incisi nel sunnominato disco.

A dar voce a questi due artisti, entrambi presenti alla serata, Stefano Valanzuolo, noto critico musicale nonché direttore artistico del festival di Ravello, che ha evidenziato come la presenza di tanta gente sia un segnale importante, che testimonia un sempre vivo amore per la musica colta.

In sottofondo, prima che la presentazione del cd avesse inizio, le note della “Maria di Venosa”, composizione del Maestro d’Avalos che evidenzia quale sia la sua visione dell’opera.

Non quella “italiana”, ma piuttosto un dramma musicale in cui le parti cantate sono ridotte al minimo, e vengono introdotte solo nei momenti in cui sia credibile che si canti.
Come dire, nell’opera di d’Avalos si canta solo dove si canterebbe anche nella realtà.

E da questa sua visione della musica nasce poi un vero e proprio dualismo tra quelle che sono le sue composizioni pianistiche in stile tardo ottocentesco e quelle operistiche (oltre alla Maria di Venosa, d’Avalos ha composto il Qumran, in attesa di pubblicazione) che presentano armonie e dissonanze contemporanee.

E tuttavia, come sottolinea il pianista Francesco Libetta, scrivere in stile ottocentesco per il maestro d’Avalos non vuol dire imitare uno stile passato, ma piuttosto significa cogliere un’idea estetica di quel periodo e riscriverla in un linguaggio che, pur usando la “grammatica musicale” del periodo, è reso contemporaneo da parole attuali.

Ed infatti le composizioni del cd possono sembrare ad un primo ascolto, o ad un orecchio non ben addestrato, composizioni di Schumann, di Chopin o di Debussy, ma da tante piccole cose si può capire che sono composizioni moderne di un autore del nostro tempo.

Sa un po’ di favola antica invece il modo in cui queste composizioni sono divenute tracce per cd.

Chi conosce lo studio del Maestro d’Avalos con tutte le sue carte, i dischi i libri e i documenti può ben immaginare come sia facile trovare qualcosa di “dimenticato” in un cassetto.

Ed è proprio andata così, infatti: durante un loro incontro, tra una chiacchiera e l’altra, tra un esempio musicale ed un altro, il Maestro d’Avalos parla a Francesco Libetta di alcuni suoi appunti, di piccoli studi, di esercizi di composizione.

Chi conosce Francesco Libetta non farà fatica ad immaginare il suo entusiasmo nel vedere questi piccoli gioielli di musica pianistica “in stile” tardo Ottocento- inizio Novecento.

Dopo un po’ di lavoro per ritoccare qualche pezzo che era solo abbozzato, l’idea di pubblicazione viene spontanea.

A qualche composizione il Maestro d’Avalos dà una precisa collocazione temporale mettendo una sorta di sottotitolo, come nel caso dei 13 preludi: 1840-1900.

Ma anche le altre composizioni, pur non avendo avuto una precisa collocazione vengono facilmente riconducibili a quel periodo storico.

Vergängliche Bilder e Albumblatt potrebbero tranquillamente essere composizioni sconosciute di Schumann o di un suo conterraneo e contemporaneo.

Alcuni dei tredici preludi hanno un gusto vagamente straussiano o, più in generale viennese. Paysages marines sembra un pezzo di Debussy.

Poi ci sono le Quattro Variazioni reciproche, basate su un tema di Gennaro Napoli (Napoli, 1881- 1943) che ancora riecheggiano alla musica romantica ottocentesca.

Ma alla Feltrinelli non c’era il tempo di un recital intero, per cui Francesco Libetta ha scelto alcune delle pagine più significative come Albumblatt, due preludi, un notturno e la gaia “le marionette suonano e ballano”.

E proprio su quest’ultimo pezzo Libetta sottolinea come si rifaccia ad una tradizione musicale di pezzi per l’infanzia, ossia brani dall’aria gaia e spensierata, ma comunque scritti per un’interpretazione adulta.

E caratteristico è stato anche il finale della serata, con le persone che non se ne volevano andare, i giovani pianisti che chiedevano consigli e suggerimenti di interpretazione a Libetta, vecchi e nuovi ammiratori che facevano la fila per complimentarsi con il Maestro d’Avalos. Che dire? Un vero successo!