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Un Bach molto interessante anche se poco frequentato

Il duo Clerici-Bahrami dà lustro ad alcuni brani raramente eseguiti del grande compositore tedesco

Foto duo Clerici-BahramiCon il titolo “Due musicisti in fuga”, il recente appuntamento della stagione dell’Associazione Scarlatti ha vissuto una gradevolissima serata bachiana, grazie al duo formato dal violoncellista Umberto Clerici e dal pianista Ramin Bahrami, entrambi interpreti giovani e prestigiosi.

Al centro del concerto le tre Sonate per viola da gamba e clavicembalo concertante, rispettivamente in sol maggiore BWV 1027, in re maggiore BWV 1028 ed in sol minore BWV 1029.

Si tratta di brani non molto noti, forse perchè, rispetto alle Suite per violoncello o alle Partite per violino, mancano di una certa unitarietà, dovuta soprattutto al fatto di essere state composte in tempi diversi, usando anche differenti soluzioni.

In effetti, la prima deriva probabilmente da una preesistente versione per due flauti e basso continuo, nella seconda, vicina allo stile galante, troviamo anche una precedente composizione vocale, ed infine la terza appare sorprendentemente vicina ai Concerti Brandeburghesi ed è quella dove i due solisti riescono maggiormente ad integrarsi.

Il programma si completava con la Partita per clavicembalo n. 1 in si bemolle maggiore BWV 825, dalla raccolta di sei Partite (1724-1731) contenute nella prima parte del Clavier-Übung, e con la Suite per violoncello solo n. 3 in do maggiore BWV 1009, la più celebre della raccolta delle Sei suite catalogate come BWV 1007-1012 e composte quando l’autore prestava servizio presso la corte di Köthen (1717-1723).

Uno sguardo ora ai due interpreti, partendo da Umberto Clerici, molto bravo sia come solista (di grande intensità la sua esecuzione della suite bachiana), sia in duo con Bahrami, che ha fatto risuonare nella sua pienezza lo straordinario Giovan Battista Guadagnini del 1769, affidatogli dalla famiglia di Antonio Ianigro (1918-1989), solista, direttore d’orchestra e docente di grande prestigio.

Ottima anche la prova di Ramin Bahrami, giunto ormai ad una notevole maturità e liberatosi definitivamente dell’opprimente e pericolosa pressione mediatica, che rischiava di distruggere il suo enorme potenziale.

Lo avevamo già fatto notare lo scorso luglio, quando si era esibito a Napoli in una serata bachiana ricca di emozioni, e ne abbiamo avuto conferma in questa occasione, dove ha mostrato tutto quel talento che, in precedenza, si evidenziava soprattutto nelle sue incisioni discografiche.

Meritatissimo il successo finale, ottenuto davanti ad un pubblico visibilmente soddisfatto e, a degno coronamento del recital, il duo ha proposto come bis l’Allegro conclusivo, dalla Sonata in mi minore, op. 38 n. 1 di Brahms, allontanamento solo parziale da Bach, in quanto referente omaggio alla sua Arte della Fuga.