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Barbara Strozzi "virtuosissima compositrice"

Dalla Ambronay alcuni madrigali della celebre compositrice veneziana eseguiti dalla Cappella Mediterranea

Cd madrigali Barbara StrozziFiglia adottiva di Giulio Strozzi, fra i poeti e librettisti più celebri del Seicento, Barbara nacque a Venezia nel 1619.

Dotata di una splendida voce e di un notevole fascino, riuscì presto ad emergere, diventando la musa ispiratrice di un gran numero di artisti e letterati che frequentavano casa Strozzi, sede dell’Accademia degli Unisoni.

Tale istituzione musicale era stata fondata nel 1637 da Giulio Strozzi, molto probabilmente per promuovere le attività della figlia, come branca della più ampia Accademia degli Incogniti, sodalizio attorno al quale gravitavano gli intellettuali del periodo.

Ma, oltre ad avere delle notevoli qualità vocali, Barbara Strozzi fu anche una discreta compositrice, ed ebbe come maestro Francesco Cavalli, figura prestigiosa di autore ed organista che, nonostante una fulgida carriera portata avanti nell’ambito della cappella della Basilica di S. Marco, è oggi molto più noto come operista che come autore di musica sacra.

L’esordio della Strozzi in qualità di autrice avvenne nel 1644, con la pubblicazione del “Primo libro de’ madrigali a due, tre, quattro e cinque voci”, su testi del padre adottivo, dedicato a Vittoria della Rovere, Granduchessa di Toscana.

Seguirono altri volumi, stampati dopo il 1652, anno della morte di Giulio Strozzi, che contengono madrigali, cantate, ariette e composizioni sacre, per una produzione che supera il centinaio di brani, alla quale collaborarono i principali letterati dell’epoca.

Il suo stile risulta molto vicino a quello di Cavalli, a sua volta influenzato da Monteverdi.

Siamo quindi nell’ambito di una piena adesione alla “seconda pratica”, ovvero ad un modo di comporre, nuovo per l’epoca, che poneva l’accompagnamento musicale al servizio del testo.

Una caratteristica che emerge anche nel cd della Ambronay, intitolato “Barbara Strozzi, virtuosissima compositrice”, consistente in una selezione di madrigali su liriche di Giulio Strozzi, appartenenti alle varie raccolte dell’artista, con l’aggiunta di un paio di brani monteverdiani (“Hor che ’l ciel e la terra” e “Sì ch’io vorrei morire”) ed uno di Sigismondo d’India (Dispietata pietate).

Senza entrare troppo nei dettagli, va comunque osservato come, da questo confronto, emerga che la Strozzi andò addirittura al di là di quanto predicato da Monteverdi, provocando, in quanto donna, sicuramente un supplemento di scalpore nell’ambiente artistico.

Chiudiamo con uno sguardo agli interpreti, per sottolineare la splendida esecuzione della Cappella Mediterranea, ensemble vocale-strumentale diretto dall’argentino Leonardo García Alarcón, che si avvale di un sestetto di ottimi cantanti, formato da Céline Scheen e Mariana Flores (soprani), Fabián Schofrin (controtenore), Jaime Caicompai e Andrés Silva (tenori) e Matteo Bellotto (basso).