Clarinetto superstar

Al Teatro Diana una gradevolissima matinée con Gaetano Russo e gli archi della Nuova Orchestra Scarlatti

Foto Gaetano RussoIl secondo appuntamento con le matinée del Teatro Diana ha visto come assoluto protagonista Gaetano Russo, clarinettista nonché direttore artistico della Nuova Orchestra Scarlatti.

Tenendo fede alla formula ideata quest’anno, il musicista ha incontrato il pubblico, facendo precedere alle varie esecuzioni, l’illustrazione dei brani interpretati, ed aggiungendo aneddoti e curiosità legate alla sua lunga e prestigiosa carriera.

In apertura abbiamo ascoltato i Tre pezzi per clarinetto solo (1919) di Stravinskij, dedicati allo svizzero Werner Reinhart, industriale e clarinettista dilettante, che lo aveva supportato finanziariamente nell’allestimento dell’Histoire du Soldat.

Si tratta di brani brevissimi, ma di estrema difficoltà, dove emergono anche forti richiami ai ritmi jazz.

E’ stata quindi la volta del Moderato per clarinetto e archi (dall’originale per pianoforte ed archi), di Alec Templeton (1909-1963), figura eclettica di compositore e pianista, nato in Galles e morto nel Connecticut.

Molto noto nel primo dopoguerra come conduttore di uno show radiofonico statunitense a lui intitolato, fu autore di musica molto vicina allo stile gershwiniano per cui la proposizione di un suo lavoro rappresentava la sorpresa maggiormente piacevole del concerto.

Dal puro intrattenimento, ad uno dei pezzi più suggestivi per clarinetto, scritto in circostanze drammatiche, l’Abîme des oiseaux, terzo movimento del Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen.

Composto durante la prigionia nel campo di concentramento di Görlitz, ebbe lì la prima, alla quale assistettero, in una gelida mattinata invernale, internati e guardie carcerarie, con Henri Akoka al clarinetto.

La tensione si è successivamente stemperata grazie ad un doppio Mozart, prima con il Rondo dal Quartetto per clarinetto, violino, viola e violoncello K 374f, poi con il Larghetto dal Quintetto per clarinetto e archi K 581.

Il Preludio per archi, dalla Holberg Suite, op. 40 di Grieg, ha permesso a Gaetano Russo di rifiatare, precedendo il gran finale rivolto ad alcuni movimenti della versione per clarinetto e archi del Quintetto op. 34 di Carl Maria von Weber, che richiede al solista elevate doti di virtuosismo.

Uno sguardo agli interpreti, sottolineando innanzitutto la bravura del maestro Gaetano Russo, non solo nell’eseguire un repertorio così complesso, ma anche nel trasmettere sensazioni ed emozioni al pubblico, in questo ben assecondato dagli archi della Nuova Orchestra Scarlatti.

Dal canto loro, gli spettatori sono apparsi particolarmente attenti, meritando i due bis proposti, il primo consistente in un inedito per clarinetto solo, opera dello stesso Russo, ed il secondo, al quale hanno partecipato anche gli archi, rivolto nuovamente alla produzione di Templeton, con cui si è chiusa una mattinata di estrema gradevolezza.

Non ci resta che darvi appuntamento al terzo e penultimo concerto della rassegna, domenica 28 marzo, che vedrà protagonisti i Fiati della Nuova Orchestra Scarlatti, impegnati in un programma quanto mai vario ed interessante.

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