Fiati in evidenza al Conservatorio di Napoli

Il restauro di un controfagotto Tauber e la chiusura della Masterclass di fagotto di Sergio Azzolini al centro di una conferenza-concerto alla Sala Martucci

Foto controfagotto e Azzolini Densa di significati la conferenza-concerto che si è recentemente svolta nella Sala Martucci del Conservatorio S. Pietro a Majella, promossa dal direttore Patrizio Marrone e coordinata dalla professoressa Ferrara con la collaborazione della delegazione napoletana del FAI (Fondo Ambiente Italiano).

Da una parte vi era la presentazione ufficiale di un controfagotto della fine del Settecento, opera del costruttore viennese Caspar Tauber, appena restaurato grazie ai fondi del FAI, dall’altra una sorta di breve saggio dei partecipanti alla Masterclass di fagotto tenuta da Sergio Azzolini, trait d’union dei due eventi in quanto ha scovato lo strumento, mentre visionava la collezione donata dal duca Ernesto del Balzo al Conservatorio, formata da circa 170 pezzi non tutti in buone condizioni.

Ad introdurre la serata sono state Maria Rosaria de Divitiis e Paola Vasquez, rispettivamente Presidente regionale e Capo delegazione del FAI, che hanno descritto le attività dell’organizzazione, mettendo in evidenza i meriti della fondazione alla quale appartengono, che ha come scopo principale la tutela, la conservazione e la promozione del patrimonio culturale italiano.

La parola è poi passata al maestro Sergio Settembrino, che si è brevemente intrattenuto sulla importanza del fagotto e del controfagotto nella musica del Settecento, epoca durante la quale Napoli rappresentava uno dei maggiori centri culturali europei, per cui anche il ritrovamento del Tauber non poteva considerarsi un caso.

La conferenza si è chiusa con Sergio Azzolini (fagottista nativo di Bolzano ma residente da molti anni in Germania), visibilmente emozionato, che ha ripercorso le fasi salienti della appassionante vicenda, dalla scoperta dello strumento, alla decisione del FAI di stanziare i fondi necessari a riportare il controfagotto all’antico splendore, al suo invio a Milano dove, prima del restauro effettuato da Vincenzo Onida, coadiuvato dall’organologo Luigi Sisto, è stato sottoposto ad una serie di analisi radiografiche ed endoscopiche da parte di Claudio Canevari della Scuola Civica di Liuteria di Cremona.

Dal controfagotto, il discorso si è spostato al fagotto, ed il maestro ha tenuto a precisare l’estrema versatilità dello strumento, al punto che è stata coniata la frase “Il fagotto è tutto ciò che vuole essere”.

Un’affermazione supportata immediatamente, poiché dalla teoria si è passati alla pratica, con gli allievi della Masterclass divisi in due formazioni, entrambe guidate da Azzolini, che hanno eseguito la trascrizione di un brano di Vivaldi per fagotto ed archi, con il primo gruppo al quale è stato affidato un movimento gioioso, mentre al secondo è toccato un tempo pieno di mistero.

Un successivo assaggio di musica mozartiana ha preceduto il momento clou della serata, ovvero l’ascolto del controfagotto Tauber, suonato da uno dei massimi interpreti mondiali, Maurizio Barigione.

Chiusura con la Sonata I per fagotto e basso continuo di Francesco Ricupero, la cui partitura è conservata nella biblioteca del conservatorio napoletano, che ha visto la clavicembalista Enza Caiazzo e la violoncellista Manuela Albano aggiungersi ad Azzolini per dare vita ad una composizione piuttosto interessante, considerando anche la scarsa notorietà dell’autore.

Qualche breve considerazione conclusiva, per sottolineare la simpatia e la grande comunicatività di Sergio Azzolini, che è riuscito a evitare che la serata, pur essendo stata concepita per un evento sicuramente di grossa portata, diventasse quasi autocelebrativa, ben aiutato in questo dalle due rappresentanti del FAI, il cui contributo è risultato conciso ed essenziale.

Molto bravi si sono dimostrati sia gli alunni della Masterclass, sia le due soliste chiamate per l’occasione, Enza Caiazzo (clavicembalo) e Manuela Albano (violoncello), che hanno fornito il loro ottimo contributo alla conferenza-concerto.

Terminiamo con la speranza che manifestazioni di questo genere diventino fra le costanti del Conservatorio e, nel contempo, ci auguriamo (come il maestro Azzolini), che lo strumento restaurato non rimanga soltanto un bel pezzo da museo, ma possa, far sentire ogni tanto la sua voce al pubblico.

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