La rassegna “Pomeriggi in Concerto”, organizzata da Alfredo de Pascale, direttore artistico dell’Associazione Napolinova, prosegue nel mettere in luce nuove promesse della musica.
Ospite del recente appuntamento è stata la ventenne Giulia Greco, calabrese trapiantata a Roma, che ha proposto due pagine di Chopin, intervallate da una sonata di Beethoven.
Apertura con la Ballata n. 3 in la bemolle maggiore, op. 47 (1841), dedicato a Pauline de Noailles e appartenente ad un genere che il compositore polacco attinse dal campo poetico e riversò in quello musicale, influenzando successivamente Liszt e Brahms.
In particolare la fonte di ispirazione di tutte e quattro le sue ballate va ritrovata nell’opera del connazionale Adam Mickiewicz, considerato uno dei maggiori poeti romantici slavi.
A seguire, la Sonata n. 15 in re maggiore, op. 28 “Pastorale” di Beethoven, pubblicata nel 1801, il cui dedicatario fu il Conte Joseph von Sonnenfels.
Sicuramente meno nota della precedente “Al chiaro di luna”, anch’essa si avvale di un appellativo postumo, datole dall’editore August Cranz, per una certa atmosfera bucolica che, in parte, la contraddistingue.
Dopo un breve intervallo, ultimo brano in programma, la Polonaise-Fantasie in la bemolle maggiore, op. 61 di Chopin, dedicata a Madame Veyret e pubblicata nel 1846.
Si tratta di un brano estremamente complesso che, in quanto tale, non guadagnò subito il favore degli interpreti, pur se virtuosi quali Rubinstein, Arrau ed Horowitz lo avevano nel loro repertorio.
Per ottenere la definitiva consacrazione dovette attendere gli studi del musicologo Arthur Hedley, che trascorse gran parte della sua vita ad approfondire e valorizzare l’opera di Chopin.
Uno sguardo ora all’interprete, per sottolineare che, a dispetto della giovanissima età, Giulia Greco ha mostrato una notevole maturità, abbinata ad una buona padronanza della tecnica pianistica e non si è risparmiata, scegliendo un programma caratterizzato da brani molto difficili da eseguire.
Ed anche nel bis, chiesto a gran voce, ha voluto proporre non lo Chopin languido, ma quello scoppiettante dello Studio n. 4, op. 10 in do diesis minore (detto anche Torrent per il fluire velocissimo delle sue note), fra il visibilio degli spettatori, che ha suggellato un altro pomeriggio rivolto ai giovani talenti.

Marco del Vaglio








