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Il flauto fra musica e letteratura

Al Teatro Sancarluccio le “Aulodie” di Renata Cataldi

Foto Renata CataldiSi narra che Siringa, inseguita da Pan, perdutamente innamorato di lei, fu raggiunta sulla sponda del fiume Ladone.

Per sfuggire alla divinità, la ninfa chiese aiuto alle Naiadi, che la trasformarono in canna palustre, sicché quando Pan era ormai certo di averla in suo possesso, si trovò davanti ad un canneto dal quale proveniva un dolce gemito, provocato dal vento.

Fu così che, per mantenere il contatto con la ninfa, prese una serie di canne diseguali, le unì con la cera e diede vita ad uno strumento musicale, che da quel momento divenne suo inseparabile compagno.

Questo racconto, tratto dalle “Metamorfosi” di Ovidio, descrivendo la nascita del cosiddetto Flauto di Pan, ci fa comprendere come lo strumento ed i suoi parenti più o meno stretti, siano da sempre circondati da un alone di magia e mistero.

Partendo da tale presupposto, la flautista Renata Cataldi ha ideato lo spettacolo “Aulodie, musiche e letture tra terra e cielo”, proposto recentemente al Teatro Sancarluccio, nell’ambito di Convivio Armonico, la rassegna organizzata da Area Arte Associazione Mediterranea.

Circondata da una scarna ed essenziale scenografia, la musicista ha eseguito alcuni pezzi per flauto solo, alternati alla lettura di alcuni brani da parte dell’attore Luigi Iacuzio, anch’essi dedicati allo strumento.

La parte musicale si apriva con la Dans de la chèvre di Honegger, per poi proseguire con il celeberrimo Syrinx di Debussy, la Barcarola e scherzo di Casella, l’inizio de Le merle noir di Messiaen, Density 21.5 di Varèse, due delle Cinq Incantations di Jolivet, la Fantasia n. 8 in mi minore di Telemann, chiudendosi con la prima esecuzione dell’ Improvviso per flauto solo di Giancarlo Sanduzzi, ottimo brano dai vivaci ritmi sudamericani.

Molto diversificato anche lo spazio letterario, con la presenza di brani appartenenti a Saba, Rimbaud, Penna, Campana, caratterizzati da atmosfere fra il magico ed il fiabesco, terminato con il lungo racconto della Deledda dal titolo “Il flauto nel bosco”.

Uno sguardo agli interpreti, per evidenziare innanzitutto come Renata Cataldi, confrontatasi con un repertorio di grande difficoltà, abbia mostrato la sua consueta bravura.

Interessante è risultato anche il fatto che, a seconda dell’epoca della composizione, si sia avvalsa di strumenti differenti, suonando il pezzo finale addirittura con un delicatissimo, e per noi inedito, flauto di vetro.

A lei si deve anche, come abbiamo accennato in precedenza, la concezione dell’intero lavoro, ricco di suggestioni, che la presenza dell’attore Luigi Iacuzio, partner di sicuro affidamento, ha contribuito a valorizzare ulteriormente.

In conclusione uno spettacolo che ricrea le atmosfere magiche ed oniriche, legate ad uno strumento la cui origine si perde nella notte dei tempi.