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Un Bach austero e vertiginoso

L’ “Arte della Fuga” esaltata dall’ Akademie für Alte Musik Berlin

Foto Akademie fur Alte MusikCapolavoro della maturità di Bach, Die Kunst der Fugue BWV 1080, ovvero l’ “Arte della Fuga”, è costituito da 14 fughe, indicate come “contrapunctus” e quattro canoni, basati su un tema di quattro battute in re minore, ad eccezione del contrapunctus XIV, rimasto però incompiuto.

Il lavoro, per la sua particolarità, è da sempre circondato da un alone di mistero e, su di esso, sono stati scritti fiumi d’inchiostro per tentare di spiegare, sia in modo plausibile, sia facendo uso di ipotesi piuttosto fantasiose, i diversi enigmi che lo contraddistinguono.

Innanzitutto la successione dei vari pezzi non è certa, per cui c’è chi sceglie di eseguirli secondo la difficoltà progressiva, e chi invece opta per l’alternanza simmetrica fra un gruppo di contrapunctus e il corrispondente canone.

Anche la datazione è controversa in quanto, se dobbiamo credere ad uno dei figli di Bach, Carl Philipp Emmanuel, che appose al manoscritto paterno la frase “Mentre componeva questa fuga, nel punto in cui viene introdotto il nome BACH nel controsoggetto, il compositore morì”, l’anno in questione sarebbe il 1750.

Ma tale affermazione appare rivolta più ad un’iniziativa promozionale, che rispondente alla realtà, in quanto la partitura originale presenta una scrittura ferma e non esitante e sappiamo, invece, come negli ultimi mesi di vita Bach fosse afflitto da seri problemi di vista.

Più probabilmente, quindi, il completamento dell’ “Arte della Fuga” (parziale, vista la brusca interruzione nell’ultimo “contrapunctus”), risalirebbe al 1748 o al 1749, al termine di una gestazione iniziata molti anni prima.

Ancora, il titolo sembra non sia stato scelto dall’autore, ma apposto in occasione della pubblicazione, nel 1751 e nel 1752, di due versioni curate dal figlio, che differiscono non solo fra loro, ma anche da una copia autografa risalente al periodo 1742-1745 e contenente 12 contrapunctus e due canoni.

E’ certo, invece, che Bach non volle fornire indicazioni precise riguardo agli strumenti da utilizzare, il che farebbe propendere verso un’ipotesi di composizione “per iniziati”, ovvero destinata principalmente alla lettura e non all’esecuzione.

Ciò ci consente di fare un accenno anche alla questione numerologica, che attraverserebbe dall’inizio alla fine “L’arte della Fuga”, legata alla Ghematria, disciplina di origine egizia, basata sulla corrispondenza fra lettera dell’alfabeto e numeri (per cui Bach, ad esempio, coincide con il 14).

Al proposito, il principale supporto di riferimento sarebbe l’adesione del compositore alla “Società di corrispondenza per le scienze musicali”, nella quale si approfondivano le tradizioni cabalistiche e neo-platoniche, che aveva fra i suoi illustri aderenti anche Händel.

Da quanto finora accennato, si evincono le difficoltà legate all’esecuzione di quello che può essere considerato uno dei maggiori monumenti della musica di tutti i tempi, recentemente interpretato dall’Akademie für Alte Musik Berlin nell’ambito della Stagione dell’Associazione Scarlatti.

La versione, concepita dai primi violini Stephan Mai e Bernhard Forck, si apriva con il corale per organo “Aus tiefer not” BWV 38, proseguendo con una successione di un gruppo di contrapunctus, alternato ad un canone, il tutto affidato ad un organico di volta in volta variabile (clavicembalo, archi, fiati, archi e fiati) e, per aumentare la suggestione e favorire anche la concentrazione del pubblico, le luci illuminavano solo gli strumentisti impegnati in quel momento, lasciando il resto praticamente al buio.

Un allestimento, quindi, austero, che lasciava parlare le vertiginose architetture di Bach, grazie ad un ensemble costituito da musicisti di eccezionale livello, che hanno mostrato un perfetto affiatamento ed una straordinaria compattezza.

Anche il pubblico ha risposto in maniera ottimale, resistendo molto bene ai circa 80 minuti della durata del pezzo e, dopo la nota che segnava la brusca interruzione del brano incompiuto, si è prodotto in un fragoroso applauso che ha chiuso nel modo migliore una serata sicuramente diversa dal solito.