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Al Teatro Diana un concerto scoppiettante

I fiati protagonisti della terza matinée della Nuova Orchestra Scarlatti

Foto strumenti a fiatoLa terza matinée della Nuova Orchestra Scarlatti al Teatro Diana, ha avuto come assoluti protagonisti i fiati, che rappresentano forse la sezione più a rischio di un’orchestra, poiché una loro qualsiasi sbavatura è percepita con facilità anche da chi non possiede un orecchio allenato.

Il programma, molto vario ed articolato, si è aperto con il Divertimento per quintetto di fiati di Haydn, il cui andante, noto come “Corale di S. Antonio”, è alla base delle celebri Variazioni op. 56a in si bemolle maggiore per orchestra di Brahms.

A seguire uno dei capisaldi della letteratura flautistica del Novecento, Syrinx per flauto solo (1913), opera di Debussy, concepito nell’ambito di un progetto iniziale molto più ampio, mai andato in porto, legato alle musiche di scena di Psiché di Gabriel Mourey.

Il suo nome originale era “Il flauto di Pan” ma, poiché una delle Chanson de Bilitis, dello stesso Debussy, aveva già tale titolo, al momento della pubblicazione postuma il pezzo fu ribattezzato Syrinx, in omaggio alla ninfa di cui si era innamorato Pan, che per sfuggirgli si trasformò in una serie di canne palustri, dalle quali il dio ricavò il suo inseparabile strumento.

E’ stata poi la volta della Petite offrande musicale per quintetto di fiati di Nino Rota, risalente al 1943, quando l’autore milanese non aveva ancora iniziato la sua proficua collaborazione con il mondo del cinema.

Nuova incursione nella mitologia con Pan, dalle Sei Metamorfosi op. 49, per oboe solo (1951) di Benjamin Britten, aventi come riferimento l’omonimo poema di Ovidio, mentre la successiva Armonia per un tempio della notte in mi bemolle maggiore di Salieri era nata per accompagnare le cerimonie della Massoneria.

In particolare il “Tempio della Notte” fa riferimento ad una costruzione, eretta dal barone Peter von Braun intorno al 1796, nel suo parco di Schönau, vicino Vienna, nella quale erano raffigurate le tappe della iniziazione dei fratelli massoni.

Ritorno al Novecento, stavolta molto avanzato, con il Prelude per clarinetto solo (1987) del polacco Krzysztof Penderecki, tuttora vivente, che ha preceduto le Antiche danze ungheresi del secolo XVII, scritte nel 1959 da Ferenc Farkas (1905-2000).

Quest’ultimo, prendendo spunto da balli e motivi tradizionali del passato, diede vita ad un lavoro caratterizzato da uno stile cosiddetto neoclassico, che aveva avuto il massimo della diffusione nella prima metà del secolo scorso, sfociando in brani abbastanza noti quali, ad esempio, le Antiche arie e danze per liuto di Respighi (1931), la Suite Française di Poulenc (1935) e la Suite Provenzale di Milhaud (1936).

Gli ultimi due brani, che hanno visto il clarinettista Gaetano Russo negli insoliti panni di direttore, erano rivolti a Mendelssohn, con il Notturno op. 24 per 11 strumenti, creato ad appena 15 anni e quasi prova generale di quello celeberrimo contenuto nel “Sogno di una notte di mezza estate” e al Dvořák folclorico della Danza slava n. 9, op. 72.

Un breve sguardo ora agli esecutori, che si sono tutti distinti per un suono molto nitido e preciso, dimostrando anche, è il caso di dirlo, un ottimo affiatamento.

Fra loro vogliamo ricordare il flautista Tommaso Rossi, l’oboista Umberto D’Angelo ed il clarinettista Luca Cipriano, in quanto splendidi interpreti dei brani solistici.

Pubblico piuttosto numeroso, se consideriamo la contemporaneità fra Domenica delle Palme, tornata elettorale e ora legale, attento e quindi meritevole di un bis, concretizzatosi con “In taberna” dai Carmina Burana di Orff, che ha concluso in maniera trascinante il concerto.

Prossimo ed ultimo appuntamento, domenica 11 aprile, con una matinée tutta vivaldiana che sicuramente attirerà un gran numero di spettatori.