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Il fascino immutato di Vivaldi

Le matinée della Nuova Orchestra Scarlatti al Teatro Diana chiudono in bellezza con "Le Quattro Stagioni” affidate ad altrettanti solisti

Ritratto di VivaldiLa musica di Antonio Vivaldi (1678-1741), a distanza di quasi tre secoli, mantiene inalterato il suo fascino, grazie alla rara capacità di andare incontro ad un pubblico eterogeneo, che va dall’appassionato più esigente all’ascoltatore occasionale.

Tale peculiarità si riscontra, in particolare, nelle celeberrime “Quattro Stagioni”, che la Nuova Orchestra Scarlatti ha voluto proporre, nell’ambito della quarta ed ultima matinée musicale tenutasi al Teatro Diana.

Il programma si è però aperto con altre due brevi composizioni vivaldiane, il Concerto in sol maggiore RV 151 ed il Concerto in si minore per quattro violini, violoncello, archi e basso continuo, op. 3 n. 10 RV 580.

Il primo si è guadagnato l’appellativo di concerto “Alla rustica” per l’atmosfera bucolica che lo contraddistingue, mentre il secondo appartiene alla raccolta di dodici concerti, nota come “L’Estro Armonico”, pubblicata nel 1711.

E’ stata poi la volta del clou della mattinata, dedicata ai quattro concerti per violino, “La Primavera” (in mi maggiore), “L’Estate” (in sol minore), “L’Autunno” (in fa maggiore) e “L’Inverno” (in fa minore), tratti da “Il cimento dell’Armonia e dell’Inventione”, op. 8.

Si tratta, ovviamente, delle “Quattro Stagioni”, che vanno annoverate fra le musiche a programma, un genere che Vivaldi utilizzò spesso e che, in questo caso, sono corredate da una descrizione minuziosissima, corredata anche da versi scritti dallo stesso autore.
Senza entrare nei dettagli, ricordiamo che l’intera raccolta venne pubblicata nel 1725 ad Amsterdam e, già nel titolo, riassumeva lo scopo di partenza, ovvero di proporre nel contempo razionalità musicale e fantasia, abbinamento che trova il suo apice proprio nelle “Quattro Stagioni”.

In realtà la loro creazione è sicuramente antecedente, così come esistono manoscritti precedenti alla versione stampata in Olanda, quale quello rinvenuto nella biblioteca di Manchester, alla base di una interessante incisione dell’inizio degli anni ’80.

Per quanto riguarda l’interpretazione, è d’obbligo iniziare con i quattro solisti, che si sono divisi una stagione a testa.

Così, la Primavera è toccata a Sergio Martinoli, che ha fornito un’esecuzione energica e decisa, seguito da Giorgiana Strazzullo, dotata di un suono nitido e preciso, alla quale è stata affidata sia l’Estate che il prologo, legato alla spiegazione delle differenti tonalità dei quattro brani.

Terzo violinista, l’estroso Luca Bagagli, che ha apportato all’Autunno sonorità orientate verso interessanti ritmi country, anche se, in alcuni casi, è risultato un po’ troppo sopra le righe, ed infine l’Inverno, eseguito da Alessandro Marino in maniera impeccabile.

Molto buona anche la prova fornita sia dagli archi della Nuova Orchestra Scarlatti, con Francesco Solombrino nel ruolo di primo violino concertante, sia da Simonetta Tancredi, basso continuo al clavicembalo.

Va ancora segnalato il breve ma intenso discorso, con il quale il maestro Gaetano Russo, ottimo clarinettista nonché direttore artistico della Nuova Orchestra Scarlatti, ha preso commiato dal pubblico.

In sostanza, il maestro ha ricordato, non senza una punta di orgoglio e soddisfazione come, nel 1993, quando la compagine nacque dalle ceneri della gloriosa Orchestra della Rai di Napoli, il paese fosse in piena crisi economica e culturale, per cui intraprendere una nuova avventura musicale sembrava quasi una follia.
Da allora sono trascorsi ben 17 anni e, nonostante la situazione attuale, nel complesso, mostri segni di aggravamento quasi irreversibile, la compagine gode ottima salute, si è rinforzata, grazie all’apporto di giovani promettenti, come quelli che hanno affrontato i pezzi vivaldiani, e ha guadagnato una discreta visibilità, senza investire cifre esorbitanti per le attività promozionali, puntando soprattutto sulla musica colta e popolare, binomio attraverso il quale è riuscita ad ottenere larghi consensi da parte del pubblico.

E, a proposito degli spettatori, abbiamo avuto l’ennesima conferma del ruolo strategico del Vomero, nell’ambito del panorama cittadino, in quanto il quartiere rappresenta un formidabile bacino d’utenza, da coltivare (partendo dai giovani), ed educare, in modo da evitare sgradevoli episodi come quello accaduto durante il penultimo movimento dell’Inverno, quando ben quattro potentissimi squilli di un cellulare hanno costretto l’orchestra ed il solista ad interrompere il concerto.

Non ci resta che darvi appuntamento, per le matinée musicali, al prossimo anno, ma sicuramente molto prima per le future iniziative della Nuova Orchestra Scarlatti.