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L'impero austro-ungarico alle soglie del declino

“Il pappagallo di Mahler” di Massimo Lo Iacono al Teatro Sancarluccio descrive un mondo spazzato via dalla prima guerra mondiale

Copertina libro LindgrenNel libro di racconti brevi “Il pappagallo di Mahler”, dello scrittore svedese Torgny Lindgren, la storia che dà il titolo all’intero volume è incentrata su una melodia fischiata da un pappagallo, ripresa da un contadino, ed infine utilizzata da Gustav Mahler per il suo ciclo orchestrale Das Lied von der Erde (Il Canto della Terra).

Partendo da questo spunto, il professore Massimo Lo Iacono ha dato vita ad un interessante spettacolo, tenutosi nel teatro Sancarluccio, nell’ambito della rassegna Convivio Armonico, curata dall’Associazione Area Arte, dove il noto critico musicale svolgeva il ruolo di narratore, raccontando il mondo che gravitava nella Vienna bene alle soglie del crollo dell’Impero asburgico.

In realtà, più che Gustav, il personaggio principale era rappresentato dalla moglie Alma, vista a partire da quando era bambina, definita poi, fattasi adulta, “La donna più bella di Vienna” che, nella sua lunga vita ebbe tre mariti (oltre al compositore, l’architetto Walter Gropius e lo scrittore Franz Werfel) e svariati amanti, tutti scelti nell’ambiente artistico, partendo probabilmente da Klimt.

L’occasione, da parte di Lo Iacono, era anche quella di divulgare le sue numerose conoscenze, frutto di una vasta cultura, unita ad una frequentazione delle principali sale da concerto, al punto da poter essere considerato come la memoria storica della musica classica a Napoli.

Tuttora attivissimo, Lo Iacono appartiene a quello sparuto manipolo di giornalisti ancora in grado di scrivere articoli molto densi e significativi, e non comunicati stampa travestiti da articoli, come ci capita di leggere sempre più spesso.

Aduso a parlare davanti alle platee, anche se un conto è una breve descrizione di un programma di sala, altro è tenere la scena per circa un’ora, Lo Iacono ha mostrato di cavarsela molto bene, navigando a braccio, privo di un vero e proprio copione, abile a far credere il contrario.

Facevano da contraltare al monologo alcuni lieder di Schumann, Gustav e Alma Mahler, Schönberg e Berg, affidati all’ottima interpretazione del baritono Giusto D’Auria e del mezzosoprano Rosa Montano, ben accompagnati al pianoforte da Livio De Luca (al quale era affidata anche la battuta conclusiva dello spettacolo).

Per la maggior parte pezzi a tinte fosche, quasi che gli autori preconizzassero, come solo gli artisti sono in grado di fare, consciamente o inconsciamente, l’imminente caduta dell’Impero asburgico, l’ascesa di Hitler e ben due conflitti mondiali.

In conclusione uno spettacolo che ha il suo punto di forza nella cultura, letteraria e musicale, con un contorno musicale di alto livello, che vive comunque sulla verve di Lo Iacono, che lo ha disegnato su misura per sé.

Inoltre, come tutte le produzioni di Area Arte, “Il pappagallo di Mahler” ci sembra un prodotto ben esportabile, in un panorama abbastanza asfittico come quello odierno e, data la elasticità del testo, possiede qualità tali da poter essere proposto, con le variazioni del caso, anche davanti ad un pubblico di ragazzi delle scuole superiori.