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Susanna Canessa - Nefeli

Il disco della Ca' Bianca segna l'ottimo esordio di Susanna Canessa

Copertina cd NefeliFolksinger, chitarrista e violoncellista, Susanna Canessa ha collaborato a numerosi spettacoli, anche di sua ideazione, rivolti sia alla musica popolare, proveniente da tutto il mondo, come “Love, amore…amor”, sia alla musica classica, quale il melologo “Enoch Arden” di Richard Strauss.

Recentemente, grazie alla Ca’ Bianca Edizioni musicali, l’artista ha inciso il suo primo cd, intitolato “Nefeli”, che rappresenta un significativo sunto di una lunga e prestigiosa carriera.

Il disco è suddiviso in piccoli gruppi di canzoni, appartenenti al patrimonio tradizionale mondiale, fra i quali sono inseriti alcuni movimenti, tratti dalla I e dalla V suite per violoncello solo di Bach, a sottolineare anche quella parte strettamente classica che appartiene al bagaglio della Canessa.

Si comincia nel segno di Joan Baez, con “North”, scritto nel 1967 su testi di Nina Duscheck, e “Donna Donna”, basato su un canto tradizionale polacco, ripreso da Zeitlin e Secunda, divenuto uno dei suoi tanti cavalli di battaglia a partire dagli anni ‘60.

La ballata “Caleb Meyer”, di Welch e Rawlings, che descrive una storia dalle tinte forti chiude questa prima parte, mentre la seconda si apre con “Il tango di Nefeli”, la cui protagonista femminile dà il titolo all’intero album.

Frutto del connubio fra la lirica della cantante greca Haris Alexiou e il motivo composto da Loreena McKennitt, il pezzo è proposto nella versione poetica, tradotta in italiano, e in quella musicale, in lingua originale.

In un simile contesto non poteva assolutamente mancare la canzone napoletana, presente con tre splendidi esempi, “Lu cardillo”, “Fenesta vascia” e “Luna Rossa”, che si avvalgono degli arrangiamenti di Brunello Canessa.

Terza parte dedicata ad un’incursione nella tradizione sarda e nella musica leggera italiana, con “Non potho reposare”, di Salvatore Sini e Giuseppe Rachel, risalente al 1921, ma affermatasi, al di fuori dell’isola, solo dalla fine degli anni ’60, e “Un mondo d’amore” (Migliacci-Zambrini-Romitelli), legata al repertorio di Gianni Morandi.

Le ultime canzoni sono rivolte alla produzione iberica e sudamericana con “Llegó con tres heridas”, poesia dello spagnolo Miguel Hernández, musicata dal connazionale Joan Manuel Serrat, “El preso numero nueve” dei fratelli Cantoral, messicani e “Gracias a la Vida”, struggente testamento spirituale della cantante e poetessa cilena Violeta Parra, brano con il quale Susanna Canessa suole chiudere tutti i suoi spettacoli.

Per quanto riguarda il lato interpretativo, dal disco emerge tutta la bravura, la raffinatezza e l’intensità espressiva dell’artista, che riesce a trasmettere grandi emozioni, nella duplice veste di cantante e musicista.

Come avviene anche quando calca i palcoscenici, in questa prima prova discografica Susanna Canessa ha voluto circondarsi di una serie di professionisti validissimi.

Così, per la parte strumentale, troviamo la chitarra del fratello Brunello, anche apprezzato solista in “Luna Rossa”, il violino di Francesco De Laurentiis, le percussioni di Gabriele Saurio e Dario Mennella ed anche un piccolo tuffo nel passato, con due pezzi incisi nel 1996 dal Quartetto “Jacqueline du Pré”, tutto al femminile, formato dalla Canessa insieme a Raffaella Viscardi (violino), Antonella Bologna (viola) e Maria Sbeglia (pianoforte).

Ricordiamo ancora Monica Doglione, ottima seconda voce in alcuni brani e gli interventi dei due bravissimi attori, Annie Pempinello e Gianni Gallo, rispettivamente impegnati nel dare vita alla storia di Nefeli e alla poesia d’amore di Sini.

In conclusione un album molto ben concepito, ricco di buona musica, che ha anche lo scopo di riportare in auge e sostenere un genere, quello relativo alle tradizioni popolari presenti nelle varie parti del mondo, oggi molto meno frequentato rispetto ad un passato neanche tanto lontano.