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Teatro Verdi: sussurri in platea

Salernitan Style per un’opera in medias res (articolo di Olga Chieffi)

Foto Teatro VerdiPubblico eterogeneo per l’inaugurazione della stagione lirica 2010, mercoledì sera al massimo cittadino.

Orfani di Daniel Oren e, di conseguenza, del primo cittadino, Vincenzo De Luca, inappuntabili e affettuosi padroni di casa sono stati Antonio Marzullo e Rosalba Loiudice, catalizzatori in prima persona, di questo “ritrovarsi”, un po’ da vecchi amici, ad ogni prima di questo prezioso “salotto” musicale della nostra città.

“E’ divenuto una specie di salernitan style – si pronunciano così gli affezionati del loggione, ovvero gli habituè di ogni produzione musicale, artistica e culturale della nostra città – un prodotto medio alto, con qualche eccellenza, certamente sopra le righe per un teatro di provincia.

Lodevoli, certamente, sono la regia e le scenografie in questo ballo, mentre una completa delusione ci ha rifilato il tenore Marco Berti, che non ha evidentemente rispettato la raccomandata progressione delle opere, affrontando questo Ballo in maschera, senza la dovuta esperienza e gavetta precedente.

Resta, comunque, la sua splendida voce con molti numeri ma priva, ancora, di quella duttilità di quei diversi colori che solo in seguito potranno farla catalogare quale voce verdiana”.

In sala diversi gli ospiti, tra cui una delegazione del teatro di Atene, della cui collaborazione gode l’allestimento, un prestigioso tempio della musica la cui direzione artistica è stata affidata proprio al nostro Antonio Marzullo, numerosi rappresentanti delle maggiori agenzie di spettacolo internazionali nonché, la mitica Preside Giovanna Scarsi, libera finalmente da impegni scolastici, in una sgargiante toilette rosso fuoco, come la sua fiamma mai spenta per la musica classica.

“Non è l’orchestra che viene ingaggiata quando dirige Daniel Oren – afferma Mario Setaro – ho l’impressione che manchi qualcosa, in particolare tra i violoncelli, tra i legni. Devo dire, però, che questo direttore è riuscito a contenere eccellentemente la sezione degli ottoni, che con Oren è sempre sferragliante, sino a coprire, a volte, del tutto i cantanti. Il coro è risultato quasi incolore, mi aspettavo maggior contrasto tra le voci, l’orchestra, non so forse io sono innamorato della insuperabile lettura di Gianandrea Gavazzeni”.

“E’ stato un magnifico spettacolo – ha sottolineato la prof.ssa Paolillo – la trama la conoscevo bene, ma le musiche no, forse solo l’aria del paggio “Oscar lo sa ma nol dirà”. Comunque tutti bravi, ma un applauso speciale per Gladys Rossi, Vladimir Stoyanov e Tichina Vaughn, perfetta nelle vesti dell’indovina negra”.