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Tre secoli di musica per chitarra

Alla Chiesa Luterana il tocco elegante di Salvatore Morra

Foto chitarraIl secondo appuntamento con i “Concerti di Primavera”, rassegna organizzata dalla Comunità Evangelica Luterana, ha avuto come ospite Salvatore Morra, giovane e promettente chitarrista napoletano, diplomatosi nel 2005 al conservatorio di Benevento con Aniello Desiderio.

L’artista, che attualmente studia chitarra con Stefano Aruta e sta approfondendo la musica araba con Salmi Mongi, si è confrontato con un programma che spaziava dal Settecento al Novecento.

Apertura con tre trascrizioni di altrettante sonate di Domenico Scarlatti (in mi minore, in la maggiore K. 208 e in sol maggiore K. 14), alle quali ha fatto seguito la Suite in mi minore BWV 996 di Bach, appartenente a un gruppo di brani scritti per liuto, in periodi diversi, e catalogati come BWV 995-1000 e BWV 1006a.

La prima parte si è chiusa con l’Aria variata n. 1, op. 21 di Giulio Regondi, compositore nato a Genova e fra i maggiori virtuosi italiani della chitarra dell’Ottocento.

Un breve intervallo ha preceduto la seconda parte, iniziata con Quatre pièces brèves pour guitare, l’unico brano scritto per tale strumento dallo svizzero Frank Martin (1890-1974).

E’ stata poi la volta del repertorio spagnolo, prima con Francisco Tárrega (1852-1909), del quale sono stati eseguiti Marieta e il Gran Vals, dal quale è stato tratto il motivo oggi utilizzato come suoneria standard di una nota marca di telefoni cellulari.

Chiusura con la Sevillana, fantasia in quattro movimenti, scritta nel 1923 da Joaquín Turina (1882-1949) e dedicata al grande Andrés Segovia.

Riguardo all’interprete, Salvatore Morra ha mostrato di privilegiare il virtuosismo elegante, ricavando, soprattutto dai brani di Bach e Scarlatti, passaggi ricchi di raffinate tessiture, merito che riteniamo sia in parte da ascrivere ai suoi prestigiosi maestri di ieri e di oggi.

Molto buona anche l’esecuzione del pezzo di Martin, pur se la composizione non può essere definita sicuramente un capolavoro e discreto l’impatto con il repertorio spagnolo, al centro anche del bis, il delicato ed intenso Studio op. 29, n. 17 di Fernando Sor (1778-1839), chiusura coerente di un recital concepito, in particolare, per esaltare le molteplici sfumature che si possono ottenere dal suono della chitarra.

L’ultima considerazione è relativa alla numerosità del pubblico presente nella Chiesa Evangelica Luterana, sede del concerto, un fatto raro nei casi di recital per chitarra solista che, nonostante siano alquanto sporadici, non hanno lo stesso seguito di quelli per pianoforte, per cui dobbiamo concludere che la presenza di un chitarrista, giovane e bravo come Salvatore Morra, sia fra i principali motivi di una affluenza così massiccia.