La musica di ispirazione religiosa, soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso (ovvero dopo il Concilio Vaticano II), ha conosciuto spesso una notevole banalizzazione e “laicizzazione”, quasi mai percepita dalle alte sfere, abbastanza impreparate in questo campo.
Ciò ha portato, da una parte, ad una liturgia ufficiale dove si sono imposti canti che sarebbero scartati anche allo Zecchino d’Oro e, dall’altra, alla diffusione di opere, spacciate per sacre, di autori che non possiedono né i mezzi, né la cultura per poter affrontare un argomento così delicato.
Fortunatamente qualche lavoro di elevata fattura si può ancora riscontrare e, in questo ambito, va annoverato anche il Requiem per soli, coro, vibrafono, pianoforte ed organo, del napoletano Gaetano Panariello (nella foto), proposto recentemente in “prima assoluta” nella Chiesa di Santa Caterina, per la stagione del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini.
Ma, prima di approfondire brevemente la composizione, riportiamo la parole dell’autore che, relativamente alla sua opera, afferma: “La scrittura di questo Requiem non è stata “provocata” da un evento in particolare: l’indignazione, lo sgomento, l’angoscia, il dolore per le morti bianche, per l’infanzia negata e violata, per le guerre e le stragi, per i catastrofici eventi naturali, amplificati nelle loro funeste conseguenze dalla colpevole mano dell’uomo, si sono intrecciate alle diverse emozioni che in ognuno di noi si generano nel momento in cui col pensiero andiamo col ricordo di coloro che non ci sono più”.
Su queste linee programmatiche Panariello ha costruito una composizione “tradizionale”, se ci riferiamo ai testi in latino, alla successione delle varie sequenze (pur se la chiusura non è affidata al consueto Agnus Dei, ma al Requiem iniziale, in una sorta di ciclicità) e al riconoscimento dell’ importanza del gregoriano, che emerge di tanto in tanto.
Ma siamo nel XXI secolo e, quindi, come illustre rappresentante dei suoi tempi, l’autore si muove con molta dimestichezza anche in ambito moderno, sia grazie all’utilizzazione di uno strumento creatore di sonorità ed atmosfere molto suggestive, quali il vibrafono, sia affidando al coro momenti di vertiginosa polifonia.
Il risultato complessivo è un lavoro difficile da eseguire, che trasmette forti emozioni, non conosce mai cadute di tensione e, soprattutto, non annoia, grazie ad una partitura caratterizzata da un grande equilibrio.
Tutte queste peculiarità sono state esaltate dalla splendida interpretazione del Coro Mysterium Vocis, diretto da Rosario Totaro, che si attesta ormai fra le più interessanti realtà corali di Napoli.
Ottima anche la prova dei quattro solisti, Cristina Grifone (soprano), Tiziana Fabbricatti (contralto), Guido Ferretti (tenore), Antonio Braccolino (basso), impegnati in un tour de force non indifferente.
Bravissimo anche il vibrafonista Marco Mercurio, al quale era affidato un compito fondamentale, dovendo dettare i ritmi dell’intero lavoro e sostenere nel contempo la struttura corale, per cui un suo calo di tensione poteva portare ad un crollo rovinoso, e un cenno merita anche Salvatore Biancardi, che ha ben accompagnato il coro, alternandosi all’organo ed al pianoforte.
In conclusione una composizione di elevato valore, che dimostra come Panariello, oltre ad essere un validissimo compositore, abbia una cultura ed una sensibilità tali che gli permettono di affrontare, nel modo giusto, anche un campo delicato quale quello legato alla musica sacra.

Marco del Vaglio








