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Michele Antonuccio, un talento in ascesa

Nella chiesa dell’Immacolata al Vomero, l’organista beneventano si è confrontato con un programma vasto e complesso

Foto Michele AntonuccioGiunta all’undicesimo appuntamento, la IV edizione dei “Vespri d’organo”, organizzata dall’Associazione Trabaci, ha avuto come ospite Michele Antonuccio.

L’organista titolare della chiesa di S. Bartolomeo Apostolo a Civitella Licinio (BN) si è confrontato con un programma molto vario, iniziato con la Salve Regina del compositore fiammingo Pieter Cornet, vissuto a cavallo fra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento.

Successivamente abbiamo ascoltato Elevazione dello spagnolo Bernardo Clavijo del Castillo, attivo nel XVII secolo e due pezzi, Corrente Seconda e Ricercare Secondo, del Secondo Tuono alla quarta alta con due fughe e i suoi Riversi di Giovanni Salvatore (1610-1688), nato a Castelvenere (BN), che recentemente sta conoscendo una discreta e meritata rivalutazione.

Il concerto è entrato poi nel vivo con i due corali di Bach, Wachet auf, ruft uns die Stimme BWV 645, primo dei sei Corali Schübler (così chiamati dal nome dello stampatore) e Nun Komm’, der Heiden Heiland BWV 659, dai Preludi corali di Lipsia.

La Fuga in sol minore BWV 578, nota anche come “La piccola”, risalente al periodo del soggiorno del compositore ad Arnstadt, ha completato il trittico bachiano.
Gran finale con la Sonata n. 3 in la maggiore, dalle Sei sonate, op. 65, scritte da Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847) su commissione dell’editore inglese Coventry.

In realtà, almeno in origine, la richiesta era rivolta alla creazione di alcuni voluntary (genere tipicamente britannico) ma, alla fine, il musicista tedesco si orientò verso pezzi ispirati ai corali di Bach, dove naturalmente innestò anche il proprio caratteristico stile.

Alle prese con un programma contraddistinto da difficoltà via via crescenti, Michele Antonuccio ha dato vita ad un recital di ottima fattura e, considerando che la sua è una vocazione artistica abbastanza tardiva (studia appena da sei anni), ha dimostrato di aver fatto in poco tempo passi da gigante, superando in buona parte quei problemi di tenuta palesati in occasioni precedenti, merito sia di un indiscusso talento, sia del suo docente, il professor Mauro Castaldo.

Certo, la strada da percorrere è ancora molto lunga e faticosa, per cui ci permettiamo di fornirgli un paio di suggerimenti.

Il primo è quello di cercare di affrontare, con minore emotività, le sue esibizioni davanti al pubblico, mentre il secondo riguarda la capacità di passare da un’interpretazione legata alla precisa lettura della partitura (ormai ben acquisita), ad una esecuzione in grado di far emergere la sua impronta personale.

Sicuramente sono due cose non facili da attuare, in quanto legate strettamente al carattere, ma siamo sicuri che, continuando così, Antonuccio possa raggiungere livelli sempre più alti, ed una sicurezza tale da diventare padrone anche del repertorio più complesso.

La stagione dei “Vespri d’organo” ritornerà sabato 5 giugno con il concerto del Coro Polifonico Santa Caterina a Chiaia, diretto da Mauro Castaldo, ma prima di questo nuovo appuntamento, l’Associazione Trabaci organizzerà, nella mattinata di sabato 29 maggio, una visita guidata agli organi del centro storico di Napoli che si preannuncia quanto mai interessante.