A ritroso nella storia della Sonata per violoncello e pianoforte

Il duo Leroy–Moubarak interpreta tre celebri brani di Debussy, Franck e Chopin

Foto duo Leroy-MoubarakIl penultimo concerto, prima della pausa estiva, della rassegna Maggio dei Monumenti-Maggio della Musica ha ospitato il duo formato dai francesi Anthony Leroy (violoncello) e Sandra Moubarak (pianoforte), che si sono confrontati con tre della più celebri sonate per violoncello e pianoforte.

Apertura del programma con la Sonata n. 1 in re minore per violoncello e pianoforte, composta da Debussy nel 1915, appartenente ad una serie, che doveva comprendere sei sonate, destinate ad organici variabili, che si fermò a metà strada in quanto l’autore morì prima di poterla completare.

Nel caso della Sonata per violoncello e pianoforte, Debussy si ispirò alle musiche di Couperin, aggiungendo numerose difficoltà tecniche nella parte violoncellistica, il che rende particolarmente difficile l’esecuzione.

La successiva sonata di Franck, in la minore, ha invece una storia molto particolare, in quanto nata nel 1886 come regalo di matrimonio per il violinista e connazionale Ysaÿe (che fu anche il primo ad eseguirla).

Alla versione più nota, se ne aggiunse un’altra con il violoncello al posto del violino, in parte curata dallo stesso Franck, ugualmente interessante, che avvalora l’ipotesi secondo la quale il compositore francese fosse inizialmente orientato verso un pezzo per violoncello e pianoforte.

Chiusura con la Sonata in sol minore, op. 65 (1846) di Chopin, molto significativa per vari motivi, come ad esempio il fatto di essere stata l’ultima della composizioni pubblicate in vita e fra le pochissime dove non c’è soltanto il pianoforte.

Inoltre, venne eseguita in prima assoluta nel 1848 alla Salle Pleyel, da Chopin, insieme all’amico violoncellista Auguste Franchomme, che era anche il dedicatario, e rappresentò l’apparizione concertistica conclusiva del musicista polacco.

I tre brani sono stati interpretati dal giovanissimo duo, che ha fornito un’ottima versione del pezzo di Debussy, mentre in Franck, soprattutto la pianista, ha manifestato un’eccessiva irruenza, facendo perdere molte di quelle sonorità romantiche, misteriose e crepuscolari che avvolgono il brano.

Non è un caso che, al termine dell’allegro del secondo movimento, chiuso con grandissima enfasi, il pubblico si sia prodotto in un applauso scrosciante pensando che il brano fosse terminato (c’è da dire che la differente successione delle sonate proposte, rispetto a quanto riportato sul programma di sala, ha provocato un discreto disorientamento negli spettatori, anche se, nella sua introduzione, il noto critico musicale Massimo Lo Iacono aveva più volte avvisato di questo cambiamento).

Molto diverso il discorso per quanto riguarda la sonata di Chopin, eseguita magistralmente, che ha contribuito ad infiammare la platea (anche troppo, considerando un applauso ingiustificato al termine del primo movimento).

Grande successo finale e raffinato bis mendelssohniano, che ha chiuso una seconda parte decisamente superiore alla prima, dove Anthony Leroy e Sandra Moubarak hanno evidenziato tutto il loro grande valore.

Prossimo ed ultimo appuntamento, che precederà l’interruzione estiva, il recital della pianista portoghese Maria José Souza Guedes in un programma interamente rivolto al repertorio pianistico lusitano.

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