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Schubert inedito al Teatro Sancarluccio

Convivio Armonico di Area Arte chiude con una controversa biografia del compositore austriaco

Foto Franz SchubertApprezzato musicologo e critico musicale, prematuramente scomparso cinque anni fa, Sergio Sablich dette alle stampe nel 2002 un libro intitolato “L’altro Schubert” il cui scopo era di dimostrare inoppugnabilmente, documenti e lettere alla mano, le tendenze omosessuali del compositore viennese.

Un argomento che, pur emerso spesso fra le righe, non era mai stato fino a quel momento affrontato in modo così organico e quasi al limite dell’ossessione.

Dal saggio di Sablich emergeva uno Schubert le cui uniche due attività erano quelle di scrivere musica, conosciuta da pochi (a parte la sua ristretta cerchia) e ancor meno apprezzata, e di passare da un amante all’altro, con una forte propensione verso i ragazzini.

Per il resto si trattava di un incapace, un insicuro, poco propenso alle pubbliche relazioni, perennemente in bolletta, che perciò si appoggiava sempre all’amico di turno o a qualche componente della famiglia per sopravvivere economicamente, quasi un bamboccione ante-litteram.

Questo quadro impietoso è stato al centro dell’appuntamento conclusivo della rassegna Convivio Armonico, intitolato proprio “L’altro Schubert”, nell’ambito della sezione “Rarità dell’Ottocento”, organizzata da Area Arte Associazione al Teatro Sancarluccio di Napoli.

Lo spettacolo si basava sulla proposizione di passi del volume di Sablich, da parte del mezzosoprano Rosa Montano e del baritono Giusto D’Auria, alternata all’interpretazione di alcuni lieder, tratti in prevalenza dalle raccolte Die schöne Müllerin (La bella mugnaia) D 795, op. 25, Winterreise (Viaggio d’inverno) D 911 e Schwanengesang (Il canto del cigno) D 957, quest’ultima risalente al 1828, anno della morte di Schubert.

I due cantanti, ben accompagnati sia dalla pianista Ilaria Ganeri, alla quale era affidata anche la lettura dei testi dei lieder, sia dal chitarrista Eugenio Silva, sono riusciti a creare una atmosfera che si addiceva pienamente al tema della serata, evidenziando inoltre la bellezza della musica di Schubert.

Certo, pensare che molti di quei lieder, i cui testi appartenevano a poeti coevi, erano dedicati probabilmente all’universo maschile lascia abbastanza interdetti ma, considerazioni strettamente personali a parte, l’operazione nel suo complesso appare valida e da riproporre, magari cercando un maggiore equilibrio fra parte letteraria, che in certi frangenti ha preso un po’ troppo il sopravvento, e interventi musicali.

Così come il voler circoscrivere l’operato di Schubert, solo ed esclusivamente nell’ottica omosessuale, si trasformava quasi in un’ossessione (ma ciò è da ascrivere a Sablich che, nella foga di portare acqua al suo mulino, finisce con l’essere alquanto ripetitivo).

Una chiusura degna, ad ogni modo, di Convivio Armonico che, mai come nella stagione appena terminata, ha avuto il grande merito di proporre una serie di spettacoli nuovi, originali, interessanti e di alto livello culturale, dimostrando che la musica classica non è apportatrice di noia e le vicende dei suoi protagonisti sono in grado di fornire spunti inesauribili sui quali poter lavorare.