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Sgambati: L'opera completa per pianoforte, vol. 1

Dalla Tactus il quarto cd curato da Francesco Caramiello della produzione pianistica del compositore italiano

Copertina cd Sgambati I volGiovanni Sgambati (1841-1914) appartiene a quella ristretta schiera di musicisti italiani che, in un periodo ancora dominato dal melodramma, si dedicò alla musica sinfonica e da camera.

La sua carriera lo vide eccellere in diversi settori.
Come pianista, a soli sei anni tenne il primo concerto pubblico e, successivamente, ebbe l’opportunità di essere uno degli allievi prediletti di Liszt.

L’autore ungherese, assiduo frequentatore della casa degli Sgambati a Roma, capì subito le potenzialità di quel giovane, perfezionò la sua tecnica e lo portò con sé in giro per l’ Europa, facendogli conoscere i più importanti musicisti e pianisti dell’ epoca.

Sgambati fu, inoltre, un apprezzato direttore d’orchestra, curando alcune prime esecuzioni italiane, fra le quali ricordiamo quella della Eroica di Beethoven e della Dante-Symphonie di Liszt ed a lui si deve anche la fondazione del Liceo Musicale di S. Cecilia.

Tutte queste attività finirono per mettere in secondo piano la sua abilità di compositore, peraltro unanimemente riconosciuta dai colleghi, basti pensare che Wagner in persona propose all’editore Schott di stampare i due Quintetti di Sgambati.

Appare quindi estremamente strano il fatto che una figura così importante dell’Ottocento italiano sia ancora oggi poco considerata.
In realtà Sgambati sconta pregiudizi e critiche formulati dai musicologi del secolo scorso sulla base di riscontri oltremodo incompleti e che tuttora mettono in ombra l’effettivo valore della sua produzione.

Del compositore italiano la Tactus sta proponendo l’opera completa per pianoforte e, dopo aver dato alla luce il IV, V e VI volume, ha recentemente immesso sul mercato il primo volume (già pubblicato in precedenza da un’altra etichetta, ora fallita, il che giustifica questo ordine di pubblicazione un po’ anomalo).

Come sempre l’esecuzione è affidata alle mani espertissime di Francesco Caramiello, che in questo caso ha raccolto alcuni dei brani più noti di Sgambati.

Il cd si apre con il Preludio e Fuga in mi bemolle, op. 6 (1876) dove particolarmente interessante risulta il richiamo, nella fuga, ad un inno gregoriano utilizzato da Guido d’Arezzo a fini didattici.

Da sottolineare, a tal proposito, che il ricorso a composizioni aventi come riferimento brani o sistemi modali di un passato molto remoto diverrà una pratica usuale solo agli albori del Novecento.

A seguire abbiamo la Mélodie de Gluck, una splendida trascrizione della “Danza degli spiriti beati”, tratta dall’omonimo brano dell’Orfeo di Gluck, una composizione breve e dolcissima che ha affascinato i grandi pianisti del passato, da Rachmaninov a Busoni, entrando a far parte del loro repertorio concertistico.

Con i due Notturni, op. 31 e op. 33, ambedue del 1897, entriamo in un’atmosfera sognante e romantica di chiara derivazione lisztiana ma con ampi margini di originalità.

Appare, invece, molto curioso e particolare la Boîte à musique, pubblicato postumo nel 1916, che utilizza il pianoforte per rievocare il suono di un carillon.

Il disco si chiude con due brani di respiro più ampio, i Pièces Liriques pour le piano, op. 23 (1890) e le Mélodies Poétiques pour le piano, op. 36 (1903).

Nei primi si avverte un impressionismo allo stato embrionale, mentre nelle seconde è evidente il definitivo distacco dell’autore dalla musica dei suoi tempi a favore di strade fino ad allora inesplorate.

Alla luce dell’intero disco si può affermare che Sgambati fu sicuramente un precursore, ma la sua lungimiranza ha finito per penalizzarlo doppiamente.

Infatti, da vivo era noto più per il suo virtuosismo pianistico che per la sua abilità compositiva mentre, una volta morto, è stato oggetto di grosse incomprensioni da parte dei critici più importanti, che hanno fondato i loro giudizi analizzando il poco ed incompleto materiale a disposizione.

Foto Francesco CaramielloPrima di terminare, qualche nota di approfondimento merita l’esecuzione di Francesco Caramiello.

Non è da oggi che scopriamo il suo valore nell’ambito del panorama pianistico mondiale e il crescente successo ottenuto dalle sue numerose incisioni ne sono una conferma.

Ma ogni volta che ci troviamo di fronte ad una sua nuova fatica abbiamo il timore che qualsiasi aggettivo possa essere riduttivo.

Difficile definire il tocco energico e nel contempo vellutato nel Preludio e Fuga o la sensibilità musicale che traspare dai brani più lunghi come i Pièces Liriques pour le piano.

Ma forse dove l’esecutore si supera è in quei pezzi quali la Mélodie de Gluck o la Boîte à musique dove solo i grandi interpreti riescono a far emergere, nel ristrettissimo lasso di tempo a disposizione, tutti gli umori e le sfumature sottese ad una partitura di esigua brevità.

In conclusione un disco che si caratterizza sia per le composizioni in esso contenute, sia per un’esecuzione di straordinaria intensità, confermando la bontà della produzione pianistica di un compositore ancora poco conosciuto.